Patrizia's profileIN DIREZIONE OSTINATA E ...PhotosBlogListsMore Tools Help

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    October 23

    Patatrack saluta la gentile utenza

     

     

    PATATRACK HA DECISO DI RECARSI IN NEPAL, TERRA SANTA IN CUI RISIEDE LA SUA DIMENSIONE ONIRICA SMARRITA.

    PATRIZIA, DAL CANTO SUO, PROSEGUE LA SUA STRADA ADOPERANDOSI NELL'INVENTARE E NEL PERCORRERE ALTRI CANALI DI DIFFUSIONE DEI PROPRI CONTENUTI. VI VERRà COMUNICATA LA NUOVA VIA, NON APPENA SARà PROGETTATA. PROBABILMENTE NASCERà UN SITO CREATO APPOSITAMENTE PER LE SUE RICERCHE PERSONALI, PERFEZIONATO A DOVERE CON OPPORTUNA PROFESSIONALITà.

     

    NON RESTA CHE IL SALUTO E L'AUGURIO D'OGNI BENE.

    PATATRACK AUGURA AI SUOI AMATI AMICI VIRTUALI DI PROSEGUIRE PER QUESTI SCHERMI CON RIDENTE LEGGEREZZA, CONSIGLIANDO ALLE FIGURE PIù INTERESSANTI DEL MONDO MSN DI EVITARE DI PERDERE TEMPO A SCRIVERE INTERVENTI DI UN CERTO SPESSORE, POICHè L'ETà MEDIA CEREBRALE è DI 10 ANNI CIRCA. AL CONTEMPO PATATRACK AUGURA AI MENTECATTI DELLA RETE DI CONTINUARE A FAR RIDERE L'UTENZA CERVELLOMUNITA, LA QUALE OVVIAMENTE NON SMETTERà DI GIROVAGARE PER BLOG TRAENDO SPUNTI CONTINUI DI DIVERTIMENTO INDIVIDUALE E COLLETTIVO.

     


     

    E ALLORA, PER CONCLUDERE, PATATRACK VI LASCIA IN DONO IL SUO TESTAMENTO: 

     

     


     

    E ORA UN SALUTO PARTICOLARE.

    MI CHIEDI SE SONO FELICE, IO TI RISPONDO DI SI. MI CHIEDI SE TI VOGLIO BENE, IO TI RISPONDO CHE MI STA STRETTO. MI CHIEDI DI COSA HO PAURA, IO TI DICO CHE SONO TANTE LE COSE CHE TEMO. MA QUALUNQUE STRADA VERRà, IO NON POTRò ABBANDONARTI, GIACCHè VADO VIA DA QUESTA PRIGIONE TELEMATICA PER AFFIANCARTI DURANTE IL TUO VIAGGIO NEL MONDO. RICORDI? AVERE L'ESCLUSIVA SU PATRIZIA NON è FACILE, MA IO NON LE APPARTENGO, COME NON APPARTENGO A QUESTI SCHERMI. IO SONO UNO SPIRITO IN CADUTA LIBERA, AGGRAPPATO ALLA TUA NUDITà.

     

     

     

    October 15

    ARRIVA L'ORA CHE CI PORTA VIA...

     
       
     
     
    LA MUSICA è FINITA, GLI AMICI SE NE VANNO...
    IO PER IL MOMENTO VADO IN STAND BY, LE MIE SIGARETTE RECLAMANO IL PENSIERO. NON L'AVREI MAI IMMAGINATO, MA A QUANTO PARE ANCHE UN PERSONAGGIO HA L'ISTINTO ALL'AUTOCONSERVAZIONE.
    ALLE MANCANZE CI SI ABITUA, MA FRULLA IN TESTA, SENZA TROPPO RUMORE, QUELLA VOCINA CHE CANTAVA COSì...
     
     
    October 04

    Decisamente beate le marionette

    Ciò che vi fa ridere mi lascia perplessa. Ciò che vi fa piangere mi lascia perplessa.

     

    “Beate le marionette”, sospirai, “su le cui teste di legno il finto cielo si conserva senza strappi! Non perplessità angosciose, né ritegni, né intoppi, né ombre, né pietà: nulla!  e possono attendere bravamente e prender gusto alla loro commedia e amare e tener se stesse in considerazione e in pregio, senza soffrir mai vertigini o capogiri, poiché per la loro statura e per le loro azioni quel cielo è un tetto proporzionato”.

     

    Pirandello, Il Fu Mattia Pascal.

     

    Così camminate sul mondo paghi delle emozioni che lascia: le lacrime convulsive per gli abbandoni, l’entusiasmo e il trasporto per le novità, le abitudini tradite e quelle difese. È tutto qui quello che vi serve: 3 pasti al giorno, un letto caldo, un lavoro decentemente remunerato, qualcosa di inutile cui pensare per arginare la noia, un Dio ad immagine e somiglianza di tutte le soluzioni ai problemi che siete in grado di rappresentarvi. Mai una volta che ad alcuni di voi si strappi il cielo sopra la testa. Mai una volta che ad alcuni di voi paia così ottusa la semplicità del proprio stare al mondo da cominciare a pensare davvero. Beati voi, mi viene da dire.

     

    October 03

    FESTA GRANDE

     

    Cucciola mia, oggi è il giorno del tuo ritorno. E allora si deve festeggiare, perché tu domani leggerai la lettera che ti scrissi nel tempo peggiore e, dopo aver pianto, con quell’adorabile visino da bimba indifesa, vorrai ridere, pensando che un momento come questo meriti per forza un sigillo d’allegria. Siediti comoda,

     

    è l’ora della tua festa.
    E voi che leggete siete tutti invitati!

     

       

     

     

    Spero vorrai perdonarmi, ma ho invitato un ospite d’eccezione. Questa che segue te la dedica personalmente Guido Gozzano (clicca qui per vedere il video). Si è lamentato un po’ per la performance dell’attrice, ma dice che tu, sua ignota amica, saprai apprezzare. Rimasto commosso per ciò che dicesti di lui tempo fa, commosso dalla tua sensibile lucidità, mi esorta a portarti il suo regalo.

     

     

    Tutto ignoro di te: nome, cognome,

    l'occhio, il sorriso, la parola, il gesto;

    e sapere non voglio, e non ho chiesto

    il colore nemmen delle tue chiome.

     

    Ma so che vivi nel silenzio; come

    care ti sono le mie rime: questo

    ti fa sorella nel mio sogno mesto,

    o amica senza volto e senza nome.

     

    Fuori del sogno fatto di rimpianto

    forse non mai, non mai c'incontreremo,

    forse non ti vedrò, non mi vedrai.

     

    Ma più di quella che ci siede accanto

    cara è l'amica che non mai vedremo;

    supremo è il bene che non giunge mai!

     

    (Guido Gozzano)

     

     

     

    Anche Francesco Guccini mi ha lasciato un dono per te. Lo incontrai al concerto del 13 Settembre a Taormina, e lui subito si accorse della tua mancanza. Oggi non può essere qui con noi, ma mi ha pregata di recapitarti questo:

     

       

     

     

    Ma come vorrei avere i tuoi occhi,

    spalancati sul mondo come carte assorbenti

    e le tue risate pulite e piene,

    quasi senza rimorsi o pentimenti,

    ma come vorrei avere da guardare

    ancora tutto come i libri da sfogliare

    e avere ancora tutto, o quasi tutto, da provare

    Culodritto, che vai via sicura,

    trasformando dal vivo cromosomi corsari,

    di longobardi, di celti e romani

    dell'antica pianura, di montanari,

    Reginetta dei telecomandi,

    di gnosi assolute che asserisci e domandi,

    di sospetto e di fede nel mondo curioso dei grandi, anche se non avrai

    le mie risse terrose di campi, cortili e di strade,

    e non saprai che sapore ha

    il sapore dell'uva rubato a un filare,

    presto ti accorgerai

    com'è facile farsi un'inutile software di scienza

    e vedrai che confuso problema è

    adoprare la propria esperienza;

    Culodritto, cosa vuoi che ti dica?

    Solo che costa sempre fatica

    e il vivere è sempre quello, ma è storia antica.

     

    Culodritto, dammi ancora la mano,

    anche se quello di stringerla è solo un pretesto

    per sentire quella tua fiducia totale che nessuno mi ha dato, o mi ha mai chiesto;

    vola, vola tu, dove io vorrei volare

    verso un mondo dove ancora tutto è da fare

    e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare.

     

     

    Non puoi immaginare quanti ospiti si sono presentati al banchetto all’improvviso: qualcuno con una canzone, qualcuno con una birra e qualcun altro con una lacrima. Altri ne verranno, in questa sede, altri che non conosci, e ti lasceranno in dono un saluto, un’immagine o solo un punto e a capo.

     

    C’è da fare rumore

    per non farle più sentire silenzio:

    siete tutti invitati!!!

     

     

    October 01

    GLI INTERVENTI PIù BELLI DELLA RETE 2

     

    Ed eccoci alla seconda puntata della rubrica Gli interventi più belli della rete. (Pubblicherò di continuo, ho troppi post da farvi vedere!). Vi sottopongo una bellissima poesia che provvederò ad analizzare per voi, fornendovi strumenti tecnici da letterata doc. (E non vi dico che fatica!).

     

     

    PRIMA POESIA

    (i commenti in nero sono miei)

     

     IL PONTE

    C'è un ponte che profuma di fiori (almeno non fa puzza, è già qualcosa)

    campanelle bianche di purezza (com’è una campanella di purezza? Voglio una foto, subito!)

    e rosse di passione (le birichine…)

     

    Da questa parte del ponte è caldo umido (Ho capito! Ha oltrepassato il ponte di Messina, e ora sta in Sicilia)

    e la pelle scintilla

    come foglie al mattino baciate dalla rugiada

    Dall'altra parte del ponte è freddo secco (Di clima mite neanche l’ombra! Probabilmente sarà nei pressi di Reggio Calabria)

    e il corpo è in tensione (sarà che bevi troppi caffè… prova con una camomilla! Dubbio: ma non è che c’è l’uomo invisibile che fa il birichino alle spalle?)

    come una fune che congiunge due punti dell'infinito (in pratica una retta)

     

    Da questa parte del ponte il cuore è gonfio

    d'amore e di paure (Si, decisamente si trova a Messina)

    la passione alberga qui e si agita in un petto palpitante (mi sa che non era la campana ad essere birichina)

    Dall'altra parte del ponte la mente è piena (eh beh, si, di certo dall’altra parte, perché da questa sembra vuota come un vagone letto fermo alla stazione di Trani)

    di sogni e di pensieri

    la purezza sboccia qui in un corpo fertile e gioioso

     

    Da questa parte del ponte c'è il sole (almeno non devi portare l’ombrello)

    che illumina la vita responsabile e imprevedibile (wow, una vita responsabile illuminata è decisamente meglio di una vita irresponsabile illuminata)

    Dall'altra parte del ponte c'è la luna (20 minuti di ponte ed è già notte? Non ci sono più i tramonti di una volta!)

    che riscalda una notte trasgressiva e curiosa (ecco appunto, lo dicevo che la luna era un particolare illuminante)

     

    E io faccio la spola

    tra un capo e l'altro del ponte (e quanto cazzo paghi di pedaggio?)

     

     

     

    Proviamo a capire l’universo poetico dell’autore (???). Innanzitutto, visto il riferimento al ponte di Messina, la poesia è ambientata nel futuro. Il/la protagonista è in stato d’eccitazione, questo è evidente, e nutre il bisogno di abbandonarsi all’amplesso. Oggetto del desiderio è una persona – descritta in absentia – residente in Sicilia, la quale attende quotidianamente il Nostro per copulare. Del resto la simbologia del caldo umido, rimando diretto alla passione amorosa, è ben nota alla tradizione decadente novecentesca. Secondo uno studio del noto critico Carmine P. Grande, cui si deve una pregevole recensione – dal titolo Istanze d’avanguardia autonomista nella poetica del Ponte -, l’identificazione della Sicilia, dal clima soleggiato, con l’unione carnale, riprende il motivo popolare del calore insulare avverso alla frigidità continentale. Io, da letterata, non posso che sottolineare il sotteso impegno civile dell’autore, che ha voluto denunciare, attraverso una serie di immagini erotiche e mistiche al contempo (ma senza farsi mancare inclinazioni paniche), l’urgenza di risolvere il problema dei traghetti e di privatizzare le autostrade, così da far campare i comuni coi pedaggi dei disperati. Si noti poi la poetica licenza del binomio notte-giorno risolto in chiave antinaturalistica: si parte da Messina col sole che illumina la vita e si arriva 20 minuti dopo a Reggio Calabria che è già notte trasgressiva e curiosa. Avrei svolto con piacere anche un’analisi metrico-retorica (???), ma capirete che per quanto sia complessa e articolata la poesia – coi suoi echi pascoliani (???) e crepuscolari (???) – avrei perso decisamente la nottata (e la mia dignità). Sono certa che voi avrete altre belle parole da spendere per questa meravigliosa perla dispersa nel mare magnum delle cagate poetiche italiane.

     

    Si ringrazia Grande Puffo per la gentile collaborazione.

     

    September 30

    GLI INTERVENTI PIù BELLI DELLA RETE

    Ehilà, rieccomi.

    Approfitto della pausa pranzo, e del mio temporaneo ritorno nella Patatrack più seria, per aprire una rubrica divertente e amara. Titolo: Gli interventi più belli della rete. Oggi scelgo di andarci piano e di introdurvi in questo nuovo esperimento a partire dal commento breve. Presenterò una serie di commenti (preannunciandovi l’argomento) che, senza esagerazioni d’analfabetismo, si rivelano insensati, idioti e tremendamente divertenti. Ricordo che mi divertivo tempo fa a salvare su word gli interventi più sgrammaticati e stupidi che incrociavo, ma oggi voglio fare di più, voglio smettere di dedicarmi ai commenti più palesemente scemi, per rintracciare l’idiozia in quelli apparentemente sensati.

    Cominciamo dal più bello, e nuovo di zecca.

     

    1) In questo commento si vorrebbe approfondire il significato del detto “l’abito non fa il monaco”. Non credo di dover dire altro perché il contesto risulta chiaro dal commento stesso. “Tu non ci crederai, ma io questo detto dell'ABITO CHE NON FA IL MONACO... non l'ho mai capito. Mi ha sempre suscitato domande escatologiche... credo di aver incrociato per la prima volta la filosofia da piccola... quando sentii per la prima volta di questo stramaledetto monaco e il suo abito.

    Io non sono poi così d'accordo.

    Alla veneranda mia età che eviterei di ricordare perché inizia un po' a prendermi male.... ehm ehm ehm.... allora dicevo... alla mia età sono giunta a questa conclusione: l'abito non fa il monaco perché tanti a carnevale indossano il saio ma monaci non sono... ma un monaco vero.... col saio ha più senso!!! Detto questo, però se il detto fosse vero.... l'abito allora non dovrebbe neppure fare la zoccola. Però anche qui nutro dei forti dubbi. Se è vero che una zoccola può vestirsi da santarellina... sfido io a trovare una SANTA MARIA GORETTI desnuda!!!”. Direi che è pieno di spunti. Ad esempio, ci fa notare come l’autrice si ponga domande “escatologiche” (???), ripercorra la “filosofia” conosciuta nell’infanzia (???), e poi rievochi il clima carnascialesco per testimoniare il suo dissenso verso il detto preso in esame (???). Alla fine del commento abbiamo pure una citazione aulica, che ci rimanda alla bonanima di Goya! E tutto questo per dire semplicemente: tutto sommato l’apparenza viene decisa dalla persona stessa che se la sceglie come biglietto da visita. In pratica un papocchio di stronzate per dire una cosa evidente: una santa in calze a rete e col culo di fuori smette di essere santa, e diviene una stronza che la fa annusare e non la dà.

     

    2) In questo commento si discute invece del caso Alitalia, presentato nell’articolo attraverso il demagogico riferimento agli elevati stipendi dei dipendenti (e vabbè, non chiediamoci che senso ha fare interventi su argomenti non conosciuti se non negli aspetti più commerciali). L’autrice del commento che presento, introduce un nuovo dato inedito (o-O) “....non ho letto tutti i commenti sotto ...ma vorrei aggiungere una cosa !!! Andata TO - PA 38 Euro con WindJet SENZA SCALO

    Ritorno PA-ROMA-TO 130 EURO con ALITALIA (sbattone allucinante e viaggio infinito) ...E NON SO NEMMENO SE CI SARA' ANCORA!!!

    ECCCCCCHEEEECCCCCAAAASSSOOOOOOOOOOOOOOO!!!!”. Ohhhhhhh, finalmente qualcuno che aggiunga una cosa interessante!!! (??? AIUTO!) Presto detto: il costo del biglietto aereo, troppo elevato per il consumatore (com’è che nessuno c’ha mai pensato prima? Era là la soluzione: abbassiamo i prezzi dei biglietti!!!).

     

    3) E ora uno storico commento che ricevetti tempo fa. Si discuteva d’obiezione di coscienza nei casi di aborto terapeutico, ed in particolare dell’illiceità di un’obiezione che lede la salute d’una paziente, costringendola a non potersi curare e a regredire nella sua malattia, per via dell’ostinazione cattolica (???) di salvare i feti a qualunque costo. “Ma perché quelli che giustamente la pensano come te non si prendono tutti una prima o seconda o terza laurea in medicina, con specializzazione in ginecologia e non fanno il medico abortista? Se tutti quelli che la pensano come te, al posto di sprecare tante parole in intarnet facessero una sola azione, si potrebbe risolvere il problema. Che nello specifico è far sì che in ogni ospedale d'Italia ci siano almeno 2 abortisti... in modo da coprire le 24 ore. Fossero tre abortisti sarebbe meglio.” Uh mamma, questo l’avevo quasi dimenticato. Una perla. In pratica si dice: prenditi una laurea in ogni settore del sapere in cui rintracci qualcosa che non va, così potrai risolvere i problemi di un’intera civiltà in tutta autonomia! GENIALE! E perché non c’ho pensato prima? Non sarebbe meglio plurilaurearsi invece di denunciare le carenze del nostro stato? E con questo dubbio amletico chiudo la prima puntata della rubrica, ma non temete, con tutto il materiale che ho, tornerò molto presto!

     

    N.B. Nelle prossime puntate potrei pubblicare anche gli estratti più significativi degli interventi-blog più adatti, con annessi commenti tra i più divertenti. SINTONIZZATI, LA PROSSIMA VITTIMA POTRESTI ESSERE TU!

     

    September 29

    PROVE LIBERE

     
    MOLTI SI CHIEDEVANO CHE FINE AVESSE FATTO LA GNOCCOLONA SENZA CERVELLO, BIONDA BIONDA E DAL CULO BELLO, CHE AVEVO CREATO PER VOI.
    ECCO LA RISPOSTA!
     
    LA VOSTRA GNOCCOLONA, BIONDA FINTA, PREFERITA (CON ULTERIORI CAMBIAMENTI DI LOOK)
     
     
     
     
     
    ORA ANCHE DI SPALLE (HO VISTO CHE è DI MODA MOSTRARE LA SCHIENA)
     
     
     
    TORNA A CHIEDERE IL VOSTRO AIUTO. MI SERVONO ACCESSORI FASHION PER FAR INVIDIA AGLI OUT DEL GLAMOUR! VI FACCIO VEDERE I MIEI ULTIMI ACQUISTI.
     
    HO APPENA PRESO UN PAIO DI SCARPE VERY NICE DI ROBERTO CAVALLI.
     

     

    PENSAVO DI ABBINARCI QUESTA BORSETTA TRENDY:

     

    E NATURALMENTE QUESTI OCCHIALI DA SOLE:

     

     

    HO ACQUISTATO LA CINTURA CHE MI AVETE CONSIGLIATO:

     

     

    ORA, VORREI UN VOSTRO PARERE SUL MIO LOOK IN PROGRESS, E GIà CHE CI SIETE ANCHE PROPOSTE ALLETTANTI SU VESTIARIO E ACCESSORI!

     

    UN BACIO DALLA VOSTRA FRIEND!

     

    PS: ULTIMAMENTE SONO STATA TAMPINATA DA STALKERS VERAMENTE OUT! PER FAVORE, DO NOT DISTURB, IO NON CHATTO CON GLI SFIGATI TREMENDAMENTE DOWN.

     

    September 27

    CONCORSO TEMPORANEO

     
    RAGAZZI, COME AVETE NOTATO, HO CAMBIATO NUOVAMENTE L'IMMAGINE NEL PROFILO. STAVOLTA VEDETE UNA BAMBOLONA SEXY! ORA, TUTTO CIò è DOVUTO AD UNA MIA IMPROVVISA CRISI DI COSCIENZA, PER CUI HO DECISO DI MANDARE A CACARE IL MIO VECCHIO LOOK DA DONNA DECENTEMENTE COLTA, PER VESTIRE I PANNI D UNA UN Pò SVAMPITA E UN POCO PORCA (FA PURE RIMA).
     
     
    DOPO MESI E MESI DI DIETA, DOPO ESTETISTI, PARRUCCHIERI ED IDEAL LINE...
    OGGI HO ANCHE UNO SPONSOR:
     
     
        
     
     
    ECCO I CAMBIAMENTI PREVISTI PER I PROSSIMI GIORNI:
     
    1) SMETTERE DI LEGGERE D'ANNUNZIO E PASSARE INVECE ALLE FANTASTICHE AVVENTURE DI COSTANTINO, EDITE SU NOVELLA DUEMILA A PERIODI IRREGOLARI.
     
    2) INTRATTENERE I MIEI FANS CON AVVENTUROSE STORIE RIGUARDANTI LE MIE FANTASMAGORICHE BORSETTE GUCCI
     
    3) ABBONARMI ALLA CONVENIENTISSIMA SERIE DI SEDUTE PRESSO IL SOLARIUM PIù IN DELLA CITTà, IN CUI POTRò GODERE DEI SERVIGI DI UN'OTTIMA LAMPADA SOLARE.
     
    4) SPEGNERE LA TV DURANTE I NOTIZIARI, PER ACCENDERLA SOLO DURANTE LE TELENOVELE. MA SOLO QUELLE EDUCATIVE. PERCHè IO C'HO I VALORI E ORA VOGLIO PURE LA PACE NEL MONDO!
     
    5) SMETTERE DI USARE QUESTO COLORE COSì NERO PER SCRIVERE ED INIZIARE INVECE CON UN ROSA PIù SOLARE E CONFORTEVOLE!!!
     
    LA MIA METAMORFOSI HA AVUTO IRRIMEDIABILMENTE INIZIO, E PER CALARMI NELLA PARTE HO GIà PRONTI UN Pò DI CD DI D'ALESSIO E MENEGUZZI. MI MANCA SOLO L'AGENTE...
     
    PER CHI VOLESSE PROPORSI, O AVESSE CONSIGLI ATTI A MIGLIORARE LA MIA NUOVA IMMAGINE IN COSTRUZIONE, LASCIO APERTA LA PORTA DEL COMMENTO.... (MA NIENTE FRUSTINI PER IL MOMENTO!)
     
     
    September 25

    UNA VERTIGINE D'OMBRA

    Ho letto stamane sul blog di Ivi un post che mi ha lasciata perplessa. Morsa dalla voglia di rispondergli con decenza e lentezza, ho aperto word e ho iniziato a digitare. Dopo aver riordinato i pensieri, ho riletto il mio commento e mi sono resa conto che in effetti lo trovavo pertinente e vertiginoso. Così ho deciso di inserirlo anche qui. Ciò che leggerete nasce da una riflessione che il mio amico Ivan ha compiuto giorni fa e che vorrei sottoporvi tramite questo link. Tuttavia, credo che anche senza la conoscenza del testo di Ivi, sia possibile comprendere pienamente quanto segue.

     

    Caro Ivi, leggo lentamente il tuo intervento e avverto ciò che Pascoli avrebbe chiamato, con un pizzico di erotismo onirico, “vertigine d’ombra”. Tu osservi dalla tua finestra case e veicoli fastidiosamente disposti a schiera, ne avverti il rumore assordante e ti lasci rapire dal profondo buio del consueto, cui vanamente tutti noi strappiamo un po’ d’abitudinaria assuefazione. Neanche a farlo apposta, proprio quel Pascoli che citavo in apertura ci aveva insegnato lo sguardo ingenuo e totale del fanciullino. Fingendomi per un istante un Baudelaire di piombo, io ripenso ai versi che fino a qualche settimana fa cantavo a tutta voce dal Teatro Antico di Taormina:

     

    Sfera di sole a piombo, rombo di gente, tesa atmosfera.

    Nera o blu l'uniforme, precisi gli ordini, sudore e rabbia;

    facce e scudi da Opliti, l'odio di dentro come una scabbia.

    Ma poco più lontano, un pensionato ed un vecchio cane

    guardavano un aeroplano che lento andava macchiando il mare;

    una voce spezzava l'urlare estatico dei bambini.

     

    Una canzone è una beffa per le orecchie distratte: tante volte gli stessi versi si susseguono nella nostra memoria al ritmo di un tamburello, ma raramente la nostra voce si ferma su una parola, su un periodo, e si interroga. E raramente io stessa ho sentito la dispersione straniante dell’immagine che quei versi descrivono, di quella rabbia di cemento, fatta di armi e grida scomposte, fatta di sopravvivenza dolorosa, mescolata misteriosamente alla tenerezza di un pensionato che si lascia trascinare dal proprio fedele cagnolino. Tu fermi il fotogramma dello sparo, del disordine,  io voglio invece fotografare la mano del vecchio che adagio accarezza il suo animale. Quando ti interroghi sulle sorti di chi ha scelto la propria solitudine immanente, licenziando Dio senza indennizzo, quando ti scopri a mortificare l’uomo con la sua stessa cattiveria distruttiva, tu ferisci quel piccolo e lontano pensionato, che ignaro del tuo buio, continua ogni mattina a farsi trascinare con dolcezza dal proprio cane. Probabilmente la tua finestra, come la mia canzone, è l’ennesima beffa, ché ti consente di immergerti nel grigiore del potere cementato e ingrato, ma non ti lascia scorgere la vita oltre le tendine azzurre dell’appartamento di fronte. Se guardi bene, dietro le persiane, sorprenderai il volto stanco di una donna che lava i piatti, canticchiando; sentirai la voce squillante di una bambina che gioca col suo gatto; vedrai un uomo alzarsi, baciare giocosamente la guancia della compagna e sparecchiare. In quell’angolo di universo, si consuma la stessa battaglia ogni sera, giocata a suon di stoviglie, bollette e abbracci, non dissimile dalla rassicurante coperta calda che ti senti addosso quando pensi a Dio. Tu pensi all’uomo come alla peggiore delle bestie, sporca di sangue e fango, e pensi all’odio che spinge un animale ad uccidere un suo simile senza cagione né pentimento. Vedi al di là della finestra le auto blu che proteggono rei manifesti, che tradiscono la moralità magistra o substantia vitae. E guardi la tua fede con gli occhi di un bambino disperatamente in cerca di un rifugio vicino e totale. Io lo capisco, anche se dalla mia finestra filtrano dolcemente gli spasimi di questo temporale autunnale, anche se dietro quei litri d’acqua a picco sulla strada io vedo una signora ossuta ritirare i panni, due studenti col capo protetto da buste di plastica rincorrersi lungo il marciapiede, il banconista del bar di fronte rientrare i tavoli abbandonati alla fanghiglia cui sono esposti. Una vertigine di radicata appartenenza ad ogni sassolino che costeggia la mia casa. La stessa finestra, vertigine d’ombra per i tuoi occhi, per me è il rifugio vicino e totale che pulsa e vive al di là del mio naso, ma che lo contiene. Nessuna terribile dispersione assale l’uomo innamorato di sé stesso, che cammina a ritmo irregolare lungo il tempo e cadendo si rinnova. E sopravvive. E la vertigine d’ombra, resistente al fango come a Dio, è l’unica cosa che ci unisce nella nostra umanità, che ci tiene stretti all’albero ma ci rende la fragilità di “foglie aggrappate in attesa”...

    Lo stesso Pascoli, fosse qui, ti direbbe:

     

    ma poi l'uomo ti vide e ti soppresse,

    t'uccise l'uomo, o piccoletto grano;

    tu facesti la spiga e poi la mèsse

    e poi la vita: fa' che non in vano

    nei duri solchi quella gente in riga

    semini il pane suo quotidïano.

    O Dio, neve raffrena, pioggia irriga,

    sole riscalda quei futuri steli;

    fa' che granisca la futura spiga,

    o tu cui l'uomo seminò nei cieli!

     

    MONDOLIBRI SOTTO ACCUSA

     

    Eccomi qui. In questi giorni d’assenza ho ricevuto una marea di mail, commenti graditi e messaggi da alcuni di voi. Gregorio mi ha addirittura chiamata preoccupato, come se l’astinenza da internet possa consumare una persona :). Il potere dell’amicizia. Comunque, tornata dal mio viaggetto cosmico, ho letto le vostre missive ed una in particolare credo meriti diffusione. Il messaggio che segue è di Lalla, al termine leggerete le mie brevi considerazioni.

     

    Ciao Patty!é un pò che non ci si sente...i miei impegni universitari e la mia estate un pò movimentata mi hanno spesso tenuta lontana dal pc.Mi rivolgo a te e anche a tutti i lettori del tuo ben fatto blog per fare una denuncia che sono sicura coglierai e farai girare..trattasi di truffa Mondolibri-Euroclub nella quale io stessa(ahymè) mi sono imbattuta.Solo adesso ho visto come il web sia pieno zeppo di reclami a tal proposito per cui te la faccio breve.Sabato mattina mi trovavo in una delle vie principali della mia città (Via Roma a Palermo) e in compagnia di Giulia stavamo andando in profumeria.Nel bel mezzo della strada vengo fermata da 2 ragazze che mi fanno qualche domanda sulle mie letture e poco dopo mi ritrovo nella libreria Mondolibri in Corso Vittorio Emanuele in Palermo. Dopo qualche occhiata mi propongono una tessera vantaggiosissima ricca di sconti ino al 70% su libri,cd, dvd e altro..firmo e acquisto il primo libro(P.Odifreddi "Il Vangelo secondo la Scienza" unica nota positiva del raggiro)pago e vado via.Tornata a casa rifletto sul dove sta la fregatura..e mi rendo conto da una prima sbriciata in rete di essere incappata in una colossale truffa!Sono costretta ad effettuare un acquisto(almeno) per ogni rivista che mi inviano (5 in 1 anno), e che il contratto mi vincola per 2 anni!se non effettuo l'acquisto mi spediranno 2 libri a scelta loro che sarò costretta a pagare!!!!!ASSURDO! Per fortuna non sono neppure passati 10 gg (ho fatto la cazzata sabato appunto) e domani mttina rimedierò con il diritto di recesso mediante raccomandata a/r, e ho già spedito anche una mail..ma dico...porca vacca! tutte a me? spero che i tuoi lettori prendano in esame la questione e che stiano attenti perchè la Mondolibri che a quanto ho appreso è affiliato Mondadori è in tutta Italia e nelle maggiori città.Potresti darmi una mano a fare girare la cosa? é ignobile che si raggiri con i libri...pentole e pelletterie va bene,ma i libri no!!!!!

    ti ringrazio PAt e spero di sntirti presto..

    bacini Lau

     

    Mondolibri. Ero abbonata, anni fa. La mia passione per la lettura mi ha portata a solcare tutti i terreni del risparmio, vero o presunto. Certamente Laura ha la colpa di non aver letto i termini contrattuali PRIMA di firmare. MAI SI DOVREBBE FIRMARE UN CONTRATTO SENZA CONOSCERE GLI OBBLIGHI CUI CI SOTTOPONE. Mi sembra ovvio che non si può accusare Mondolibri di scorrettezza per aver imposto a Laura l’acquisto mensile dei testi: lei stessa, firmando, ha dichiarato di essere consapevole e concorde. Tuttavia, avendo io stessa sottoscritto anni fa il medesimo negozio, devo testimoniare l’effettiva inadeguatezza di Mondolibri. Ecco in breve le motivazioni:

    1)      Mondolibri avverte i suoi clienti di tutte le pubblicazioni acquistabili a prezzi ridotti. Ma ridotti rispetto a cosa? Qui c’è il primo trucchetto difficilmente smascherabile all’inizio: lo sconto pubblicitario in realtà è fittizio perché il prezzo di un volume preso da Mondolibri è inferiore a quello che il medesimo volume possiede nella sua edizione più costosa, ma superiore alle edizioni economiche dello stesso testo. Facciamo un esempio. Tutti voi sapete che la Mondadori ha più collane, dai Meridiani (55 euro a pezzo) ai Miti (5 euro). Ora, supponete di dover comprare, che ne so, i Nuovi Poemetti di Pascoli: se li acquistate nelle collane Mondadori a prezzo pieno, li pagate, ad esempio, 25 euro, invece, comprando la versione Oscar, li pagate 6 euro. E qui arriva la fregatura-Mondolibri. Mondolibri vi invita a prendere i Nuovi Poemetti nella sua edizione scontatissima promettendovi un prezzo ridotto, ma ridotto rispetto ai 25 euro, non rispetto ai 6, per cui in realtà è più conveniente acquistare, presso le originali case editrici, i volumi nelle collane economiche.

    2)      Tutti i testi di Mondolibri sono privi di apparato critico. Molti di voi penseranno che il lettore medio, che acquista per leggere nel tempo libero, non si preoccupa delle introduzioni critiche. E avete ragione. Ma quello che pochi sanno è che ad aumentare il prezzo dei testi è proprio l’apparato critico. Un testo di Pascoli senza apparato critico vale due lire per le case editrici, ed infatti quei testi vengono di solito smerciati nelle edicole o nelle bancarelle per non più di 4 euro a testo. Tanto vale…

    3)      Scorrendo le riviste di Mondolibri ci si accorge che i volumi proposti sono pochi e sempre i medesimi, per cui dopo i primi testi si deve necessariamente scendere a compromessi e acquistare della narrativa pessima o ottimi ricettari :).

     

    In conclusione, io non ho chiaramente apprezzato il servizio di Mondolibri, per cui non posso che parlarne male. Tuttavia riconosco che chi ama leggere testi di nuovissima uscita (e dunque non presenti nelle edizioni economiche e sprovvisti di apparato critico) e ne consuma effettivamente una 20 all’anno, senza distinzione di genere letterario né qualità, effettivamente risparmia. Tutti gli altri perderanno soldi e salute.

     

    Torno a ringraziarvi per l'attenzione che mi rivolgete anche quando sono assente, e vi prometto che risponderò a tutti e tornerò attiva sui vostri blog non appena gli impegni diminuiranno. Nel frattempo leggiucchio qua e là e lascio i saluti nei guestbook che vado incontrando lungo il mio zapping...

     

    September 08

    UN FIORETTO PER OGNUNO DI VOI

     

    Mi sono accorta che urge una spiegazione fugace sulla nuova immagine inserita nel mio profilo. La signorina in abiti da scherma che vedete non è una spadaccina, così come l’arma non è una sciabola. Si tratta di una fiorettista (almeno spero ehehe), che nella mano destra stringe per l’appunto un fioretto. Quell’arma, dell’ampiezza di 110 cm x 90, è costituita da una punta avente all’estremità un bottoncino che a contatto col giubbetto avversario segnala il punto tramite un suono e una luce. Oltre al fatto che la specialità accademica del fioretto è a mio avviso la più elegante e raffinata, ciò che mi ha sempre affascinata di questo sport è la sua straordinaria attinenza con la vita. Innanzitutto il bersaglio: esso è valido solo per la parte circoscritta al corpetto delle atlete e in qualche modo ne sintetizza il torace, l’area del cuore e dei polmoni, ovvero gli organi con cui tendiamo a rappresentare la nostra sopravvivenza. Poi c'è lo stomaco, questo misterioso luogo d'incontro di succhi gastrici ed emozioni. Polmoni e cuore, respiro e battito. E digestione. Qualche volta viene colpita la schiena, come accade nella nostra quotidianità, quando malediciamo i nostri occhi per via della sorte che ce li ha assegnati in coppia, ma solo da un lato. La scherma, il fioretto in particolare, è fondamentalmente un combattimento difensivo, non certo offensivo. Pochi sanno infatti che il termine deriva dal germanico “skirm” che vuol dire “scudo”, e che il verbo longobardo “skirmjan” significava “proteggere”. Ecco perché nei combattimenti il fioretto non ha la funzione primaria di colpire l’avversario, ma di fare da scudo al corpo, difendendolo. E gli assalti rispondono allora a quella popolare saggezza che suggeriva di difendersi attaccando. Ogni attacco che si rispetti deve avere una causa e una direzione, non solo su una pedana o in uno stadio olimpico, ma anche nelle nostre strade. La scherma prevede confronti ad armi pari fra due persone che si fronteggiano lealmente. Le sue mosse sono esattamente le medesime che tutti noi adottiamo ingenuamente durante le nostre guerre ordinarie e silenziose, le medesime che adotto io per prima: dalla covazione, dolorosa torsione che tentiamo, a fatica e col cuore in gola, per evitare i colpi avversari, al fendente che ci porta a colpire dall’alto verso il basso, facendo così del confronto una questione di statura, fisica o mentale che sia. A volte rimaniamo fermi, e i nostri colpi si manifestano come botte dritte, veloci slanci di braccia che non mettono a rischio respiro e battito, cuore e polmoni, ma proteggono il soffio vitale lasciandolo immobile dietro le quinte. In ogni caso, a prescindere dalla nostra spudorata ammissione, la mossa più piacevole e soddisfacente resta l’affondo, gonfio della forza di tutto il corpo lanciato in avanti e proteso verso l’obiettivo: che lo si dica o no, nulla ci può far sentire più protetti di quanto faccia la nostra stessa fulminante passione, in grado di gettarsi sulle cose per renderle migliori.  

     

    Quando vi capiterà di rivedere un combattimento di scherma, ricordate ciò che vi ho detto. Ricordatevene anche durante i vostri combattimenti ordinari, quelli che vi tengono in vita attraverso l’aria che respirate, attraverso il sangue che continua a scorrere, nonostante tutto. Così magari, chissà, prenderete esempio da questa inutile blogger del tempo perso, e inizierete ad impugnare un fioretto anche voi.

     

     

     

    September 06

    Epidemia di morte cerebrale devasta la redazione dell'Osservatore Romano

     

    Sembra sia ufficiale: presso l'Osservatore Romano i cervelli sono tutti morti.

    Immagino che tutti voi abbiate sentito parlare della teologa che nell’Osservatore Romano ha riacceso pubblicamente il dubbio circa la legittimità della donazione degli organi in caso di morte cerebrale. Io ho visto la notizia in tv al tg2 qualche giorno fa. Oggi l’ho trovata on-line sul sito di La Repubblica in un articolo del 2 Settembre. Vi presento prima l’articolo e poi un commentino al margine.

     

    Un editoriale del giornale vaticano rimette in discussione il Rapporto di Harvard

    La comunità scientifica: nessun paese evoluto contesterebbe questo criterio

    Bioetica, l'Osservatore Romano

    "La morte cerebrale non basta"

    La precisazione della Santa Sede: "Un articolo non modifica la dottrina"

     

     CITTA' DEL VATICANO - La dichiarazione di "morte cerebrale" non può sancire più la fine di una vita e va rivista in nome delle nuove ricerche scientifiche: è quanto scrive l'Osservatore Romano, in un editoriale in prima pagina dedicato ai quarant'anni del cosidetto "Rapporto di Harvard" che modificò la definizione di morte, da allora non più basata sull'arresto cardiocircolatorio ma sull'encefalogramma piatto. Ma poco dopo è arrivata una nota della Sala Stampa vaticana in cui si precisa che "un articolo non cambia la dottrina: si tratta di un editoriale dell'Osservatore Romano, firmato da una persona e che porta l'autorevolezza della testata e di quella persona".

     

    Anche la Chiesa cattolica, ricorda il giornale del Papa, accettò quella definizione, proclamandosi favorevole al prelievo degli organi da pazienti cerebralmente morti. Nell'editoriale dell'organo di stampa vaticano si sostiene che "è stato dimostrato, però, che la morte cerebrale non è la morte dell'essere umano".

     

    Anche la Chiesa si trova ora in una situazione delicata perché l'assunto di "morte cerebrale" - si legge nell'articolo - "entra in contraddizione con il concetto di persona secondo la dottrina cattolica, e quindi con le direttive della Chiesa nei confronti dei casi di coma persistenti".

     

    Ferma la replica del mondo scientifico, nelle parole di Alessandro Nanni Costa, direttore del Cnt, il Centro nazionale trapianti: "Il criterio di morte cerebrale per sancire la morte di un individuo è l'unico scientificamente valido". Inoltre, "la comunità scientifica mondiale approva i criteri stabiliti dal rapporto di Harvard e le critiche, che arrivano da frange minoritarie, sono basate essenzialmente su considerazioni non scientifiche". Conclude lo scienziato: "In tutti i paesi scientificamente evoluti i criteri sono stati recepiti come norma". In Italia nel 1978 sono diventati legge, poi riconfermati da una legge successiva, nel 1993.

     

    Anche Vincenzo Carpino, presidente dell'Associazione anestesisti-rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi), conferma la posizione di fatto della comunità scientifica: la morte cerebrale "resta al momento l'unico criterio valido, in mancanza di nuove evidenze scientifiche, per definire il decesso di un individuo". E aggiunge: "Quando in rianimazione i medici rilevano un accertamento di encefalogramma piatto, trasmettono la notizia alla direzione sanitaria, che a sua volta istituisce un collegio di tre medici (un anestesista-rianimatore, un medico legale e un neurofisiologo) che, a prescindere dalla fascia di età del paziente, effettua un periodo di 6 ore di osservazione con un protocollo preciso". "La morte cerebrale", conclude Carpino, "è la morte dell'individuo".

     

    Dovremmo innanzitutto chiederci cos’è la morte cerebrale.  Sfogliando l’enciclopedia medica ho scoperto che il concetto di morte cerebrale è stato elaborato nel 1968 presso la Harvard medical school e costituisce oggi l’unico criterio scientificamente e legalmente idoneo per riconoscere come morta una persona. Precedentemente si usava la morte clinica, ovvero l’interruzione del battito cardiaco, ma a quanto pare quel criterio spesso veniva smentito dalla prassi. La morte cerebrale consiste nella morte irreversibile del cervello. Tre sono le caratteristiche che la individuano:

    1)      presenza di coma irreversibile

    2)      perdita irreversibile di tutte le funzionalità cerebrali

    3)      impossibilità di respirazione autonoma

     

    Tradotto in italiano comune: se una persona, ridotta a vegetale e incapace di respirare senza una macchina, perde IRREVERSIBILMENTE tutte le funzioni cerebrali, allora viene considerata morta, anche laddove il cuore continui a battere. Comprensibilmente qualcuno di voi può dire che finché il cuore batte la persona è viva. Si (all'etica personale non si può porre fine), ma riflettiamo un attimo. Cosa vuol dire “perdita irreversibile di TUTTE le funzioni cerebrali”? Senza cervello l'organismo muore, perché è il cervello che ne coordina tutte le funzioni: vuol dire che quella persona non parlerà mai più, non risponderà mai più ad alcuno stimolo, non si muoverà mai più, non percepirà mai più con nessuno dei sensi, non penserà mai più etc etc… (in pratica oltre al battito cardiaco dovuto alle macchine che preservano il cuore per i trapianti, pare che l'unica funzione mantenuta dall'organismo sia quella intestinale) e non c’è possibilità alcuna che la sua condizione cambi. Ora, posso anche accettare che per alcuni di voi, finché un cuore batte, una persona debba considerarsi in qualche modo viva, ma non posso accettare che si pensi di eliminare la donazione del cuore per salvaguardare una persona che a livello cerebrale è irreversibilmente morta, elevando così ad universale un criterio del tutto particolare e posto in essere da gente estranea all'ambito medico. Affinché la donazione dell’organo cardiaco avvenga è necessario che il cuore sia vivo, o non avrà senso trapiantarlo. Ora pensiamo un attimo: se qualcuno ha bisogno di un trapianto di cuore non gli si può trapiantare un cuore morto, ma se il cuore è vivo ci dicono che non lo si può donare comunque perché sta cazzo di chiesa (direttamente o indirettamente) si ostina a voler tenere in vita vegetali irreversibili che di fatto sono solo un peso, e che di fatto in natura sono morti! Chiaramente la legge italiana non è stata messa in pericolo dai deliri di una giornalista, anche perché se anche i teologi e i giornalisti si improvvisassero medici saremmo veramente alla deriva. Tuttavia queste dichiarazioni cominciano a stancarmi. E mi stanca anche questo preoccupante atteggiamento che ha adottato il Vaticano. I suoi giornali scrivono assurdità e il Vaticano dopo un po’ si dissocia. A me puzza di bruciato e mi sembra francamente una corsa al tentativo di recuperare fedeli attraverso colpacci che poi però non riescono e tornano come boomerang al mittente.  Del resto, nel caso specifico, mi sembra OVVIO oltre che UMANO che gli organi di un uomo cerebralmente morto debbano essere usati per salvare chi può vivere, non per tenere in vita artificialmente un vegetale irreversibile. Soprattutto se consideriamo che questi morti cerebrali dovrebbero fare i vegetali per il resto della loro vita a nostre spese!!! Non per essere venale, ma porca puttana la vita di un morto cerebrale dovrebbe essere meno importante della vita di un malato reversibile! La scienziata che ha scritto quell’articolo sull’Osservatore ha una vaga idea di quanti bambini oggi sono in vita grazie alla donazione degli organi??? Se non fosse stata possibile, oggi avremmo gli ospedali pieni di vegetali e i cimiteri pieni di bambini morti per insufficienza cardiaca. E allora sapete che vi dico? Dedichiamola col cuore ad ogni mentecatto cattolico d’ispirazione pseudo-divina:

     

             

    Ps: Qualora vi fosse in voi il dubbio circa l'attuazione del Rapporto di Harvard in Europa, sappiate che adottano il criterio della morte cerebrale i seguenti paesi: Austria, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Spagna, Svizzera, Turchia, Gran Bretagna. I paesi mancanti subordinano la dichiarazione di morte alla posizione del medico seguendo criteri differenti in funzione del caso concreto. Ovviamente i sudditi vaticani solo alla legislazione italiana devono rompere i maroni...

     

    August 31

    Da Dio a dio: Russell e Pascal

     

    Vi chiedo di sedervi un istante. Rilassatevi e leggete con calma, ho bisogno di mezzora del vostro tempo, e della lucidità della vostra mente. Accendete pure una sigaretta ed evitate di maledirmi.

     

    Rileggevo a tempo perso un’intervista di Bertrand Russell del 1953. Titolo: Cos’è un agnostico?. Tempo fa quest’opera si trovava in rete solo in lingua inglese, ma oggi è possibile leggerla anche in italiano. Avendo avuto in passato problemi di traduzione, ho deciso oggi di ricontrollare per intero tutti i passaggi, così da proporveli insieme ad una riflessione.

     

    Leggiamo gli estratti più significativi della dissertazione russelliana.

     

    Gli agnostici sono atei? No, un ateo, così come un cristiano, afferma che possiamo sapere se Dio esiste o no. Un cristiano sostiene che Dio c'è; un ateo che non c'è . Un agnostico, invece, si astiene dal giudicare, dicendo che non ci sono basi sufficienti sia per affermarlo che per negarlo. Un agnostico può affermare contemporaneamente che l'esistenza di Dio, per quanto non del tutto impossibile, sia comunque alquanto improbabile. […] Il suo atteggiamento può essere quello che avrebbe un cauto filosofo nei confronti degli dèi dell'antica Grecia. […] Un agnostico può pensare che l'esistenza del Dio cristiano sia tanto improbabile quanto quella degli dèi dell'Olimpo; in tal caso egli sarà, dal punto di vista pratico, tutt'uno con gli atei. Un agnostico non accetta alcuna «autorità» nel senso in cui la accettano le persone religiose. […] Si renderà conto che quella che passa sotto il nome di «Legge di Dio» varia di volta in volta. […] Un agnostico giudica la Bibbia esattamente nello stesso modo in cui lo fa il clero illuminato. Non ritiene che sia stata creata per ispirazione divina, non crede che le sue leggende riguardo la creazione siano più vere di quanto non lo siano quelle di Omero. Pensa che i suoi insegnamenti morali siano talvolta buoni, ma talvolta pessimi. Per esempio: durante una guerra, Samuele ordinò a Saul di uccidere non solo ogni uomo, donna e bambino del nemico, ma anche ogni pecora o bue. Saul, comunque, disobbedì, non uccidendo le pecore e i buoi, e per questa ragione ci viene detto di condannarlo.[…]  Che spiegazione danno allora gli agnostici dei miracoli e delle altre rivelazioni dell'onnipotenza divina? Gli agnostici non credono che vi sia alcuna prova dei «miracoli» intesi come eventi contrari alle leggi della natura. Si sa per certo che la fede nella guarigione aiuta, e in questo non vi è nulla di miracoloso. […] La dimostrazione dell'onnipotenza degli dèi greci in Omero non è meno valida di quella del Dio cristiano della Bibbia. […] <Tuttavia> nessun uomo assennato, seppur agnostico, ha «fede nella sola ragione». La ragione si occupa di dati di fatto, alcuni empirici, alcuni soltanto dedotti. La questione della vita eterna e dell'esistenza di Dio ha a che fare con dati di fatto, e l'agnostico sosterrà che dovranno essere prese in esame nello stesso modo in cui si prenderebbe in esame la domanda «Ci sarà un eclissi di sole domani?». Ma i dati di fatto da soli non ci dicono quali sono i fini che dovremmo perseguire. E, nell’ambito dei fini, abbiamo bisogno di qualcosa di più della ragione. […] Supponete di voler andare in treno da New York a Chicago: userete la ragione per sapere a che ora partono i treni per Chicago, ed è ovvio che chiunque pensasse di poterlo fare mediante l'intuito o di possedere qualche facoltà interiore capace di dispensarlo dal consultare l'orario, sarebbe assai sciocco. Tuttavia nessun orario al mondo gli dirà mai se è saggio andare a Chicago. […] Quale è il significato della vita per un agnostico? Preferisco rispondere con un'altra domanda: cos'è il significato del «significato della vita»? Presumo che con questa espressione ci si riferisca a un generico scopo della vita. Non credo che la vita abbia un vero e proprio fine. C'è e basta. Semmai sono gli esseri umani come individui ad avere degli scopi, e non vi è nulla nell'agnosticismo che li spinga a rinunciarvi.

     

    Interessante, non si può dire il contrario. Ma ci sono dei passaggi che mi lasciano perplessa. Riflettiamo insieme? A mio avviso il problema risiede nel principio, a partire dalla differenza che Russell individua tra agnostici e atei. Nulla di più immediato: l’ateo dice che Dio non c’è e l’agnostico dice che non si può sapere se c’è. Ma di quale Dio si parla? E perché nell’esempio successivo, citato dallo stesso Russell, la sua definizione traballa? Dice Russell che l’agnostico si rapporta al Dio cristiano nello stesso modo in cui si rapporta agli dei omerici. Ma la conclusione non è più “non possiamo sapere se c’è”, bensì “è improbabile che ci sia” e dunque, come dice lo stesso autore, “l’agnostico diventa tutt’uno con gli atei”. Ed infatti da quel momento in poi Russell può solo aggredire il volto “politico” di Dio, ovvero la sua concretizzazione storica ruotante intorno ad istituzioni e Sacre Scritture. Di fatto il suo agnosticismo si sviluppa secondo la forma consueta dell’ateismo: l’anticlericalismo. Dov’è l’errore? Non credo vi sia un errore, quanto un passaggio taciuto. Io credo che Russell compia la stessa “omissione” già compiuta secoli prima da Pascal: con il termine Dio non indica (come vuole far credere all’inizio) un ente trascendente indefinibile, ma un Dio storicamente individuabile. Un Dio immanentizzato.  

     

    Recuperiamo un attimo la nota scommessa, duramente aggredita ma mai definitivamente smontata nel suo stesso terreno.

     

    Noi sappiamo che esiste un infinito, e ne ignoriamo la natura. Dacché sappiamo che è falso che i numeri siano finiti, è vero che c'è un infinito numerico. Ma non sappiamo che cosa è: è falso che sia pari, è falso che sia dispari, perché, aggiungendovi l'unità, esso non cambia natura. Tuttavia, è un numero, e ogni numero è pari o dispari (vero è che ciò s'intende di ogni numero finito). Perciò si può benissimo conoscere che esiste un Dio senza sapere che cos'è. […] Noi conosciamo, dunque, l'esistenza e la natura del finito, perché siamo finiti ed estesi come esso. Conosciamo l'esistenza dell'infinito e ne ignoriamo la natura, perché ha estensione come noi, ma non limiti come noi. Ma non conosciamo né l'esistenza né la natura di Dio, perché è privo sia di estensione sia di limiti. Siamo, dunque, incapaci di conoscere che cosa sia né se esista. Dio esiste o no? La ragione qui non può determinare nulla: c'è di mezzo un caos infinito. All'estremità di quella distanza infinita si gioca un giuoco in cui uscirà testa o croce. Su quale delle due punterete? Secondo ragione, non potete puntare né sull'una né sull'altra; e nemmeno escludere nessuna delle due.*

     

     

    In questo passo appena esposto, Pascal, attraverso ragionamenti puramente deduttivi, agnosticamente accetta l’idea che sia possibile, quanto inconoscibile, l’esistenza di un Dio, inteso come ente trascendente. Se ricordiamo le osservazioni iniziali di Russell, possiamo di buon grado dedurre che su questo punto i due autori potrebbero trovarsi in accordo. Motivo comune: non si sa se esista Dio né cosa sia. Ma Pascal continua:

     

    Che cosa sceglierete, dunque? Poiché scegliere bisogna, esaminiamo quel che v'interessa meno. Avete due cose da perdere, il vero e il bene, e due cose da impegnare nel giuoco: la vostra ragione e la vostra volontà, la vostra conoscenza e la vostra beatitudine; e la vostra natura ha da fuggire due cose: l'errore e l'infelicità. La vostra ragione non patisce maggior offesa da una scelta piuttosto che dall'altra, dacché bisogna necessariamente scegliere. Ecco un punto liquidato. Ma la vostra beatitudine? Pesiamo il guadagno e la perdita, nel caso che scommettiate in favore dell'esistenza di Dio. Valutiamo questi due casi: se vincete, guadagnate tutto; se perdete, non perdete nulla. Scommettete, dunque, senza esitare, che egli esiste.*

     

     

    Dovremmo chiederci innanzitutto: perché la ragione è costretta a scegliere una delle due vie? Non può decidere di astenersi dallo scegliere? Non può perché il Dio che Pascal sta considerando è quello cui ci invita ad affidarci. Ovvero, quello cristiano. Dinanzi ad un Dio immanentizzato e istituzionale come quello cristiano, come potremmo non scegliere? Non possiamo perché credere in quel Dio comporta una serie di obblighi e comportamenti la cui mancata applicazione sarebbe invece chiaro segno di scelta contraria. È per questo che l’agnosticismo è illogico nel sillogismo pascaliano. È illogico perché c’è un’evidente incongruenza tra le premesse e il ragionamento successivo. Nelle premesse si parla di un Dio inteso come ente trascendente inconoscibile di cui non solo non si può accertare la presenza, ma neanche è possibile conferirgli tratti distintivi. Nella riflessione successiva, nella famosa scommessa, invece Pascal ha in mente il Dio cristiano ma non lo specifica, inducendo così in confusione il lettore. Infatti il suo ragionamento ha validità solo in un caso: solo nel caso in cui il Dio considerato da Pascal sia lo stesso Dio in cui ciascuno scommette, poiché se il Dio è diverso la sua scommessa non regge più e smette di essere vantaggiosa. Scendiamo nello specifico. Pascal esorta ad aderire al cristianesimo attraverso il seguente ragionamento:

     

    1) Io credo in Dio e Dio c’è: ho vinto.

    2) Io credo in Dio ma Dio non c’è: non mi succede niente.

    3) Io non credo in Dio ma Dio c’è: ho perso. (Attraggo l’ira di Dio e perdo la salvezza).

    4) Io non credo in Dio e Dio non c’è: non mi succede niente.

     

    Dal confronto si deduce facilmente – dice Pascal – che conviene credere poiché quello è l’unico caso in cui non si può perdere. Ma allora che succede se io credo in un Dio e in realtà ad esistere è un altro Dio? Non posso assimilare questa espressione al 2° punto - “Io credo in Dio ma Dio non c’è” - poiché un Dio c’è, ma in quello che c’è io non c’ho creduto. Sarei allora costretta ad inserire questa ipotesi nel 3° punto - “Io non credo in Dio ma Dio c’è” - anche se in realtà io ho fatto di peggio, non ho solo ignorato l’esistenza di Dio, l’ho sostituito. In ogni caso il sillogismo pascaliano prevede la sconfitta, e credere smette di essere conveniente. Ecco perché è solo uno il caso in cui la scommessa può avere senso: solo nella misura in cui esista un unico Dio possibile, conosciuto a tal punto dai fedeli da essere dotato di tratti distintivi, la cui conoscenza e osservanza consenta di poter affermare di credere.  Solo se vi è coincidenza tra la divinità trascendente e il Dio cristiano, Pascal ha ragione. Ma Pascal aveva precedentemente affermato che non si può stabilire se Dio esiste, figuriamoci poi com’è, o chi è! Come può allora successivamente costruire un discorso logico che ha invece come presupposto l’esatta conoscenza di Dio al punto da farlo coincidere con quello cristiano? Questa confusione è la medesima che si rintraccia nell’intervista di Russell. Torniamo al punto di partenza: cos’è l’agnosticismo e in cosa si differenzia dall’ateismo? L’agnostico è colui che ammette di non sapere e di non poter sapere se esista un Dio trascendente. La sua esistenza, come la sua inesistenza, ha una probabilità di essere (ovvero di esistere) pari alla probabilità che ha di non essere. È un 50 e 50. L’ateo allora? L’ateo è colui che ritiene improbabile (ma non necessariamente impossibile) che esista un Dio trascendente. Non è più un 50 e 50, vi è nell’ateo la convinzione (pur sempre fino a prova contraria) che Dio non ci sia. Ma se questo è vero, allora sbaglia Russell quando dice che l’agnostico reputa improbabile l’esistenza del Dio cristiano, come degli dei omerici? No, non sbaglia. Il punto è che nel momento in cui consideriamo Dio, non più come trascendenza indefinibile, ma come ente definito da un’immagine immanente, e dunque da uno specifico credo istituzionale, lo rendiamo analizzabile. Proprio in virtù di questo, l’agnostico e l’ateo concordano nel definire improbabile l’esistenza del Dio cristiano e degli dei omerici, non perché la differenza tra i due atteggiamenti si assottigli, ma semplicemente perché la differenza sussiste solo nel rapporto che essi hanno con ciò che non riescono a definire, a contenere, a immaginare. Solo con ciò che non possono rappresentarsi. Nel momento in cui però forniamo una rappresentazione di Dio all’ateo e all’agnostico allora la differenza scompare ed entrambi, analizzando la rappresentazione fornita e i dati conosciuti, converranno con i medesimi mezzi alle stesse conclusioni che Russell ha brillantemente spiegato successivamente. Ecco perché io ho sempre detto che l’agnostico di per sé è un ateo rispetto al Dio cristiano, ma non può esprimersi circa l’esistenza di un ente trascendente non conosciuto. Ecco perché, di fatto, all’agnostico non interessa (e non gli riuscirebbe comunque) indagare l’esistenza di un Dio trascendente, ma l’effetto che la fede in un Dio “storico” ha sulla società in cui vive. Ed ecco perché sia l’agnosticismo che l’ateismo si traducono necessariamente in anticlericalismo. Di fatto, rispetto agli dei storici, o se vogliamo istituzionali, l’agnosticismo non esiste, perché - come dicevo prima - credere in un Dio specifico comporta una serie di obblighi e comportamenti la cui mancata applicazione sarebbe invece chiaro segno di scelta contraria, e cioè testimonianza del non-credere.

     

    * Blaise Pascal, Pensieri, Mondadori, 1980, pp. 159 - 167

     

    RIFERIMENTI:

    QUI il testo integrale dell'intervista a Russell in lingua inglese

    QUI l'intervista a Russell tradotta in italiano

    Qui il testo integrale dei Pensieri di Pascal tradotti in italiano

     

    August 29

    Egoisticamente parlando

     

    Cucciola mia,

    il 13 Settembre il nostro Guccini si esibirà a Taormina. Il tuo biglietto tiene compagnia al mio: adagio dorme sulla mia scrivania e aspetta. Anch’io sto imparando ad aspettare, ad aspettarti, canticchiando con voce rotta Il pensionato. Non si parla che di te in questi giorni: voci spaventate si accavallano cercandoti, ma tu sei sempre così serena nel farti desiderare dal mondo, che quasi è divenuta una colpa questo volerti strappare a te stessa, fosse solo per un sorriso di riconoscimento. Egoisticamente parlando: mi manchi! Ho riflettuto a lungo sulle opportunità di scriverti, sapevo che ogni parola sarebbe rimasta nel limbo di un documento word fino alla tua guarigione, ma mi spaventa questo tuo silenzio insistente così diverso da quelli cui la tua amicizia mi aveva abituata! Cosa è successo? Lo chiedo a te e snellisco me stessa dalla smania del comprendere ad ogni costo, perché nell’ignoto c’è sempre la paura del danno peggiore e io voglio scongiurarlo innanzitutto nei miei pensieri. Dicono che andrai a Milano, lontana da Guccini e dalle nostre preoccupazioni. Ho ancora qualche giorno di tempo prima di dover scendere a compromessi con la distanza, cui non so se una lettera come questa potrà rubare anche solo un chilometro. Siamo in tanti qui ad affollare il tuo telefono, ma è sempre spento. Così affolliamo anche i nostri e ci teniamo per mano, in attesa di vederti rientrare nel cerchio come se nulla fosse accaduto. Diciamo a noi stessi che questa tua deviazione è una breve pausa che stai concedendo a te stessa prima della rimonta, ci esortiamo a rispettarla. Ma egoisticamente parlando: ci manchi! A volte lo sconforto prende in me il sopravvento e con lui l’ansia che tanto odi nel mio umore. Mi sembri così indifesa che la mia rabbia procede a difenderti con avventata indiscrezione. Ma poi sorrido e penso che c’è una tal roccaforte intorno a te da renderti invincibile. Riuscissi solo a convincere la mia indole inadatta all’attesa! Non ci giureresti tu per prima, dì la verità! Siamo uomini, il nostro dovere è sopravvivere. Questo mi hanno detto di recente. Ma sopravvivere significa tutto e niente, significa portarsi al di sopra di qualcosa che non è semplicemente respirare, o non sarei qui a guardare quegli stupidi biglietti che dormono serenamente sulla mia scrivania. Probabilmente la sopravvivenza ci porta ad indurre cortocircuiti per alterare l’equilibrio sbagliato, e farci ricominciare da capo. Ma cosa sia quest’ansia di sopravvivenza alla sopravvivenza, a me non è dato sapere. E non mi è dato sapere cosa ti abbia portata dietro quel vetro. Né cosa ti spinga a restarci. E se ti proponessi uno scambio? Io ti conservo intonso il movimento che compie il mondo lontano dalla tua stanza, e tu mi restituisci ciò che è mancato del tuo, per dimostrarmi, al tuo ritorno, che in realtà questa tua fuga voleva essere un’inaspettata corsa al cambiamento, sottratta ai nostri occhi per il timore che fosse contenuta. Ma queste sono solo parole al vento di un’amica che aspetta col cuore in gola al di là di un vetro. La realtà dei fatti è che non ho coscienza di cosa tu stia percorrendo e per dove, e senza dati la mia ricerca diviene sterile sopravvivenza al disequilibrio. Egoisticamente parlando, l’unica ragione per cui sono qui a dirti stronzate, è che mi manchi. È inutile che adesso io mi interroghi su cosa sarebbe stato di questo mio tempo senza l’istinto egoistico che caratterizza le nostre anime, mi diresti che sono la solita dissacratrice e che la mia razionalità è in tutto rispondente a quella di un computer. Ma se non posso difendere te, consentimi di difendere me. O vienimi in soccorso tu, come hai sempre fatto, anche se spesso non te ne sei accorta. Egoisticamente parlando, in questo momento sarebbe sufficiente un sorriso. Probabilmente penserai che sono sempre io l’origine dei miei mali, perché non so accettare e non so aspettare. E avresti ragione. Ma questa volta non me lo stai dimostrando. E allora ti saluto così, con un’insolita richiesta d’aiuto gettata nel mondo senza riserve. Perché ti possa raggiungere. Perché la tua risposta possa raggiungere me, anche attraverso altre voci.

     

    August 27

    EU - TANASIA

     

    Ciao ragazzi, stasera – o meglio, stanotte – voglio dar seguito nel mio blog ad una discussione sull’eutanasia che ho affrontato con un amico. Cercherò di essere breve e lapidaria, e mi aspetto da voi – più che la conferma pedissequa della logicità dei miei assunti – la smentita convincente su quanto da me sostenuto. Aiutatemi a trovare l’errore logico.

     

    Vi avverto che tratterò la vita non nella sua accezione astratta, come valore concettuale, ma nella sua presenza concreta, come bene posseduto dai viventi. E questo perché è mia intenzione promuovere un ragionamento universalmente convincente e mi è impossibile farlo se parto da concetti che di per sé sono opinabili.

     

    PRIMO RAGIONAMENTO: LA VITA DEL SINGOLO è UN DONO DI DIO.

     

    PREMESSA

    Dio ci ha dato la vita, essa non è un bene di nostra proprietà ma un regalo di cui Egli soltanto è il reale proprietario. Noi godiamo del diritto di usarla e di ricavarne i frutti ma non possiamo in alcun modo distruggerla. Dunque noi siamo di fatto gli usufruttuari.

     

    RAGIONAMENTO

    Noi siamo gravemente malati, ridotti a vegetali e tenuti in vita da una macchina. Per la natura siamo morti. Se Dio è natura, Dio ci vuole morti. Dunque la macchina che ci consente di vivere non è che la concreta manifestazione di un comportamento illecito compiuto ai danni di Dio. E se Dio non fosse natura ma volontà? Se la presenza di Dio non si manifesta nella natura ma nella nostra volontà di vivere? Bene, se così è, allora è nostro compito indagarla. Se Dio è nella volontà di chi vive, e chi vive vuole staccare la macchina, allora Dio ci vuole morti. Torniamo così alla conclusione precedente.

     

    CONCLUSIONE

    Se per la natura siamo morti, e noi non vogliamo sopravvivere da vegetali, allora Dio ci vuole morti. Dunque, ogni tentativo di farci rimanere in vita è un illecito ai danni di Dio compiuto da chi non stacca la macchina.

     

    PROBLEMATICA N°1

    Se ogni creazione umana è natura, e dunque anche le macchine che tengono in vita i pazienti terminali sono natura, possiamo pensare che Dio operi in natura e ammettere che si manifesti attraverso gli strumenti tecnici che ci mantengono vivi. Ma ciò vorrebbe dire che ogni strumento ed ogni intervento umano, in quanto naturale, sia volontà divina. Dunque è volontà divina l’aborto, la clonazione, la fecondazione assistita e via dicendo.

     

    PROBLEMATICA N°2

    Se accettiamo che Dio sia volontà e non riusciamo ad indagare la volontà del malato poiché non si manifesta, come possiamo conoscere la volontà di Dio? In questo caso la risposta è duplice:

    1)      Se Dio è volontà e Dio VUOLE che la persona viva, per consequenzialità logica Dio si manifesta. L’assenza di volontà diviene tautologicamente assenza di Dio. E se fossimo noi incapaci di cogliere la volontà? In questo caso qualcuno dovrebbe farsi interprete della situazione e comprendere la celata volontà divina. Ma chi? Trattandosi di interpretazioni umane sbagliare è facile quanto, per alcuni, doloroso. Dunque, visto che ci siamo spostati nell’ambito dell’ermeneutica immanente, è corretto che ad interpretare siano le parti maggiormente partecipi dell’evento, ovvero quelle su cui ricadrebbe più da vicino la decisione e che sconterebbero le conseguenze peggiori della scelta. Sarebbe disumano che qualcuno avesse il potere di decidere sulle penne dell’altro (un po’ come fare i froci col culo degli altri). Dunque è necessario che in tal caso ad interpretare siano i congiunti del malato.

    2)      Dio è volontà ma si manifesta in volontà diverse da quella del malato. A questo punto ci si deve accordare all’unanimità sulle volontà da considerare idonee, poiché senza accordo universale si entra nell’ambito del relativismo e diviene impossibile stabilire con certezza quale volontà valga più di un’altra. Ancora una volta, nel dubbio, e dato che non abbiamo prescrizioni divine che chiariscano universalmente, è necessario che abbia preminenza la volontà di chi rischia di più, ovvero quella del congiunto del malato.

     

     

    Anche dinanzi alla dichiarata volontà del malato di morire, siamo impossibilitati a capire se essa è reale e incondizionata volontà divina, o esternazione sbrigativa di un paziente che ha paura di soffrire. Ma se Dio è volontà la Sua volontà non può essere più debole di quella di un uomo, per cui non soccomberebbe dinanzi ad essa. In ogni caso, essendo noi impossibilitati a chiarire definitivamente la natura della soluzione, dovremmo comunque adottare il principio precedente: vale di più la volontà di chi sconta le conseguenze peggiori della scelta. Dunque la volontà del malato decide.

     

     

    SECONDO RAGIONAMENTO: LA VITA è UN BENE DELLA COLLETTIVITà

     

    PREMESSA

    La vita del singolo, lungi dall’essere di proprietà di Dio, è di proprietà della collettività. Il singolo ha la facoltà di usarla e ricavarne frutti ma non può distruggerla, poiché solo la collettività può farlo.

     

    RAGIONAMENTO

    In questo secondo caso Dio non è presente, ci siamo spostati nell’ambito della comunità sociale. Ergo, la vita del singolo diviene un bene economico di cui la società decide le sorti, perchè il suo valore non è facilmente individuabile e tale bene non ha per tutti lo stesso prezzo. Immaginiamo un certo Ignazio ricoverato in un qualunque ospedale di Aosta. Il valore che ha per me la vita di Ignazio non è il medesimo che gli attribuisce sua moglie. Ora, se tutti siamo comproprietari di un certo bene, tutti dobbiamo essere proprietari dello stesso valore. Ma come facciamo a trasformare i singoli prezzi soggettivi in un’unica cifra collettivamente condivisa? Dobbiamo “economizzare” il bene. Così dobbiamo calcolare quanto costa a tutti noi mantenere quella vita in quelle condizioni, poi dobbiamo calcolare quanto invece quella vita produce, e infine rapportiamo il primo dato al secondo e accertiamo che l’operazione non sia in perdita. Tutto questo però ci porta a compiere delle scelte le cui conseguenze saranno ripartite in misura differente tra i membri della collettività, in deroga al principio di uguaglianza su cui si basa la comproprietà. Dunque devono crearsi delle quote millesimali che porterebbero i congiunti di Ignazio, ed Ignazio stesso, ad avere un maggior peso nella scelta.

     

    CONCLUSIONE

    Se la vita del singolo è di proprietà della comunità sociale, sta ai membri decidere della sua vita. Ai fini della scelta i membri avranno un diverso peso determinato dalla disparità di condizioni in cui essi si trovano rispetto al singolo di cui si discute.

     

    TERZO RAGIONAMENTO: LA VITA è DI PROPRIETà DEL SINGOLO

     

    PREMESSA

    La vita del singolo non è di Dio, né della collettività, ma di chi la vive personalmente. Quindi il singolo ha la facoltà di usarla, la capacità di prenderne i frutti e il potere di distruggerla.

     

    RAGIONAMENTO E CONCLUSIONE

    Se il singolo è il legittimo proprietario della propria vita, allora può farne ciò che vuole, e se esprime la volontà di morire, gli deve essere permesso esercitarla. Laddove egli non possa dichiarare alcuna volontà e sia dunque incapace di intendere e volere, allora, come avviene per qualunque altro bene, è necessario che il tutore - come congiunto - decida per lui.

    August 23

    SOSTEGNO A LUCA ZANOTTI E DAVIDE D'ORSI

         

     

    Ditemi voi se non ha dell’assurdo: due ragazzi partono per la Grecia in vacanza, sbarcano, vengono trovati con 21 grammi di hashish e arrestati in Grecia, in via preventiva in attesa del processo, per traffico internazionale di stupefacenti ai fini di spaccio, trasporto di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio. La pena sarà di almeno 10 anni di carcere perché in Grecia non c’è distinzione tra l’uso personale di sostanze stupefacenti e lo spaccio, e la pena prevista è finanche superiore a quella che in Italia si destina al reo omicida. Sono senza parole. I due ragazzi speravano che dall’Italia venisse respinta l’estradizione dei giovani, ma invece è stata accettata e il processo si svolgerà in Grecia secondo le leggi greche. La data del processo ovviamente non si conosce e fino a quando non si avrà la sentenza i due compagni rimarranno comunque in galera.

    E tutto questo per 21 grammi??? Considerando che l’hashish ha il costo di circa 5 euro al grammo, e che un grammo è sufficiente per due canne scarse, 21 grammi di hashish sono circa 40 canne scarse per un costo di cento euro (ricordate che i ragazzi erano in due, dunque si parla di 20 canne per ciascuno). Vi sembrano numeri da traffico internazionale di stupefacenti ai fini di spaccio???  Se consideriamo che verosimilmente i due giovani sarebbero rimasti in Grecia per un periodo che va dai 7 ai 10 giorni, si parla di appena due/tre canne al giorno. CHE CAZZO DOVEVANO SPACCIARE??? È tollerabile che un simile reato sia punito come un omicidio?

    Per capire ulteriormente l’assurdità della pena cui i ragazzi incorrono, vi faccio il prospetto delle pene italiane per i reati maggiori, come, appunto, l’omicidio.  

     

    OMICIDIO COLPOSO: L'omicidio colposo (art. 589 c.p.), che si configura quando taluno cagiona per colpa la morte di una persona, è punito nel nostro ordinamento con la reclusione da sei mesi a cinque anni.

     

    Se l'omicidio colposo è commesso con violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale o di quelle per la prevenzione degli infortuni sul lavoro la pena è della reclusione da uno a cinque anni.

     

    Nel caso di morte di più persone, ovvero di morte di una o più persone e di lesioni di una o più persone, si applica la pena che dovrebbe infliggersi per la più grave delle violazioni commesse aumentata fino al triplo, ma la pena non può superare gli anni dodici.

     

    OMICIDIO PRETERINTENZIONALE: (Art. 584 c.p.) - Chiunque con atti diretti a commettere uno dei delitti preveduti dagli articoli 581 (percosse) e 582 (lesione personale), cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione da dieci a diciotto anni.

     

    VIOLENZA SESSUALE: (art. 609 bis c.p.) Chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorita', costringe taluno a compiere o subire atti sessuali e' punito con la reclusione da cinque a dieci anni. Alla stessa pena soggiace chi induce taluno a compiere o subire atti sessuali: 1) abusando delle condizioni di inferiorita' fisica o psichica della persona offesa al momento dei fatto; 2) traendo in inganno la persona offesa per essersi il colpevole sostituito ad altra persona. Nei casi di minore gravita' la pena e' diminuita in misura non eccedente i due terzi.

     

    Aggravanti: (art. 609 ter) La pena e' della reclusione da sei a dodici anni se i fatti di cui all'articolo 609-bis sono commessi: 1) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni quattordici; 2) con l'uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa; 3) da persona travisata o che simuli la qualita' di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio; 4) su persona comunque sottoposta a limitazioni della liberta' personale; 5) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni sedici della quale il colpevole sia l'ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore. La pena e' della reclusione da sette a quattordici anni se il fatto e' commesso nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni dieci.

     

    L’italia è tra i paesi europei in cui il limite per lo spaccio è davvero basso, così con un quantitativo di hashish superiore a 5 grammi si è già considerati spacciatori. In ogni caso, per lo stesso quantitativo, quei due giovani non avrebbero qui affrontato una sanzione superiore ai 6 mesi di reclusione (ma la maggior parte degli “spacciatori minori” se la cavano con meno). Diversa è la situazione in altri stati considerati comunque proibizionisti: Da un massimo di 28 grammi a New York ad uno di 20 a Mosca (i nostri due studenti qui non sarebbero neanche stati fermati). In Grecia l’uso personale di sostanze stupefacenti non viene distinto dallo spaccio, per cui l’unico reato - a prescindere dalla quantità di “merce” - per cui si può essere incriminati, se si posseggono droghe, è lo spaccio.

     

     

    In internet è stata aperta una petizione per chiedere di non estradare i due ragazzi. Loro si chiamano Luca Zanotti e Davide D’Orsi.

     

    DOBBIAMO AIUTARLI.

     

     

     

    HANNO SOLO 24 ANNI E SONO DUE STUDENTI UNIVERSITARI CHE HANNO COMPIUTO UNA RAGAZZATA, NON SONO ASSASSINI!!! VI PRESENTO DI SEGUITO IL LINK DEL SITO IN CUI FIRMARE: FATE GIRARE LA NOTIZIA E AIUTATELI PARTECIPANDO ALL’INIZIATIVA. Nel sito troverete la loro storia nel dettaglio e una serie di banner che possono consentirci di diffondere l’iniziativa.

     

     

     

    PER FIRMARE CLICCA QUI

    http://www.firmiamo.it/lucaedavide-chiedonosostegno

     

     

    PS: RAGAZZI, DATO CHE ALCUNI DI VOI HANNO AVUTO PROBLEMI A FIRMARE, VI SPIEGO I PASSAGGI.

    ENTRATE NEL SITO, CLICCATE SU "FIRMA", INSERITE I VOSTRI DATI E INVIATE. A QUEL PUNTO PERò LA FIRMA NON VIENE ANCORA INSERITA.

    RICEVERETE UNA MAIL NELLA QUALE C'è UN LINK, DOVRETE APRIRE LA POSTA E CLICCARE SU QUEL LINK PER CONFERMARE LA VOSTRA FIRMA.

    CIAOOOOOO

     

     

    August 19

    VOLLEY FEMMINILE SCANDALOSAMENTE FUORI DAI GIOCHI

     

    COME ABBIAMO FATTO A PERDERE????

     

     

    Ma la delusione del Volley femminile non è che l’ultima di una scandalosa serie. Ricordare non fa male.

     

    Breve rassegna delle precedenti vittorie e delle ultime scandalose sconfitte:

     

    SETTEROSA (squadra di pallanuoto femminile)

    Ha vinto 4 europei ('95, '97, '99, '03, secondo posto nel 2001 e nel 2006, terzo nel 1991, quarto nel 1993), due mondiali ('98, '01, secondo posto nel 2003, terzo nel 1994), e oro nei Giochi olimpici del 2004.

    A PECHINO 2008: ELIMINATA AI QUARTI!!!

     

     

    SETTEBELLO (squadra di pallanuoto maschile)

    Hanno vinto l’oro olimpico nel ’48, nel ’60 e nel ’92; hanno vinto due ori ai mondiali del ’78 e nel ’94. A queste medaglie si aggiungono 3 ori agli europei (’47, ’93, ’95), 2 argenti e 1 bronzo ai mondiali, 1 argento e 2 bronzi alle olimpiadi (con il celebre bronzo ad Atlanta).

    A PECHINO 2008: 5° DEL GIRONE, non arriva neanche ai quarti!

     

     

    CALCIO UNDER 21

    Qui elencare le vittorie non ha senso, purtroppo il calcio è già sufficientemente noto. Non lo amo, lo sapete, ma aggiungerlo alle delusioni è doveroso.

    A PECHINO 2008: ELIMINATA AI QUARTI!!!

     

     

    VOLLEY FEMMINILE

    MEDAGLIERE:

    1989 Europeo / bronzo

    1999 Europeo / bronzo

    2001 Europeo / argento

    2002 Mondiale / oro

    2004 World Gran Prix / argento

    2005 World Gran Prix / argento

    2005 Europeo / argento

    2006 World Gran Prix / bronzo

    2007 World Gran Prix / bronzo

    2007 Europeo / oro

    2007 Coppa del Mondo / oro

    2008 World Gran Prix / bronzo

    A PECHINO 2008: ELIMINATA AI  QUARTI!!!

     

    ARRABBIATA E AMAREGGIATA, QUESTO VIDEO è DOVEROSO:

     

       

     

    La verità è che noi italiani ci culliamo sugli allori, è fisiologico. Quanto più ci riteniamo forti, tanto più molliamo. E veniamo puniti. Ci resta la pallavolo maschile, ma questa volta il necrologio lo faccio in anticipo (chissà che non porti fortuna!).

     

     

    VOLLEY MASCHILE

    MEDAGLIERE:

    1948     Roma    Europei bronzo

    1959     Beirut    Giochi del Mediterraneo  oro

    1963     Napoli               argento

    1970    Torino   Universiadi        oro

    1975     Algeri    Giochi del Mediterraneo  argento

    1978     Roma    Mondiali            argento

    1983     Rabat    Giochi del Mediterraneo  oro

    1984     Los Angeles       Olimpiadi          bronzo

    1989     Stoccolma         Europei             oro

                Tokyo   Coppa del Mondo           argento

    1990     Tokyo   World Super Four FIVB  argento

                Rio de Janeiro   Mondiali            oro

                Seattle  Goodwill Games     oro

                Osaka   World League        oro

    1991     Milano   World League        oro

                Atene    Giochi del Mediterraneo    oro

                Berlino  Europei argento    oro

    1992     Genova World League    oro

    1993     Tokyo   Grand    Champions Cup Fivb      oro

                Turku    Europei   oro

                San Paolo         World League    bronzo

    1994     Tokyo   World Super Four FIVB  oro

                Atene    Mondiali            oro

                Milano   World League    oro

    1995     Tokyo   Coppa del Mondo           oro

                Atene    Europei   oro

                Rio de Janeiro   World League    oro

    1996     Tokyo   World Super Six Fivb     oro

                Atlanta  Olimpiadi          argento

                Rotterdam         World League    argento

    1997     Mosca   World League    oro

                Eindhoven         Europei bronzo

    1998     Tokyo   Mondiali            oro

    1999     Tokyo   Coppa del Mondo           bronzo

                Vienna  Europei oro

                Mar del Plata     World League    oro

    2000     Rotterdam         World League    oro

                Sydney  Olimpiadi          bronzo

    2001     Ostrava Europei   argento

                Katovice            World League    argento

                Tunisi   Giochi del Mediterraneo  oro

    2003     Tokyo   Coppa del Mondo           argento

                Berlino  Europei    oro

                Madrid  World League    bronzo

    2004     Atene    Olimpiadi          argento

                Roma    World League    argento

    2005     Roma    Europei    oro

                Tokyo   Grand Champions Cup Fivb         bronzo

     

    PECHINO 2008: E ORA???

    August 16

    CATANIA INGIUSTAMENTE DIFFAMATA!!!

     

    QUANDO è TROPPO, è TROPPO!!! MA PROPRIO TROPPO!!!

    OGGI, DURANTE IL MIO CONSUETO GIRETTO SUL SITO DI LA REPUBBLICA, MI SONO IMBATTUTA IN UN ARTICOLO A DIR POCO VOMITEVOLE CONTRO CATANIA!

    Mi propongo di calmare i miei nervi per qualche minuto e proporvelo col mio commento al margine per ogni estratto offensivo e decisamente criminale. Quando avrò finito, andrò a chiamare chi di dovere per informarmi su come effettuare l’esposto contro il quotidiano. Inserisco i passi dell’articolo in rosso e corsivo, mentre il mio commento sarà in nero e tondo.

     

    “Questa è la città con il più alto tasso d'illegalità d'Europa. E noi della sinistra siamo disarmati, anche per colpe nostre beninteso"(Orazio Licandro). Probabilmente non esagera in pessimismo: "Nuatri semu catanisi e i cristiani s'ana spagnari", motteggia un barista di via Etnea. "Noi siamo catanesi e la gente deve avere paura di noi".

    E Catania fa davvero paura, gravata da un fardello di debiti comunali pari a 900 milioni. E Catania fa davvero paura, gravata da un fardello di debiti comunali pari a 900 milioni. E' stato Licandro, ex parlamentare del Pdci, a far esplodere il caso, invocando accertamenti patrimoniali non solo nei confronti dell'ex sindaco Umberto Scapagnini - al potere dal 2000 al 2008 - ma anche della burocrazia comunale. "A tutt'oggi non sappiamo dov'è stata inghiottita questa gigantesca montagna di denaro".

     

    Non mi pronuncio sui debiti comunali su cui non sono approfonditamente informata. Avrei invece da ridire sull’espressione che il giornalista riporta per testimoniare la veridicità della tesi riguardante la necessità di abbandonare la città. Prima di tutto vorrei informare voi utenti del fatto che io, nata a Siracusa, vivo a Catania ormai da sei anni. Tuttavia, ho vissuto tre anni a Milano e girato mezza Italia (per cui la possibilità di andarmene da qui di certo non manca). Non solo non ho mai avuto paura di questa splendida città in cui vivo, non solo mi dissocio dall’espressione usata da questo presunto barista, ma non ho mai sentito alcun catanese sproloquiare in questo modo sullo stile di vita dei miei concittadini acquisiti. I siciliani in genere, e i catanesi in particolare, anzi, scontano la pena del loro passato e di una stupida e ottusa reputazione che li segue tra la gente meno colta e meno acuta. Qui si ha sempre l’ansia di dover dimostrare qualcosa, come se smentire le menzogne popolari del continente fosse di vitale importanza. Mi sorprende verificare che le fonti di queste inchieste criminali vengono sempre a coincidere con baristi anonimi che parlano in siciliano stretto e si presentano come mafiosetti di provincia. Non ci vuole una grande mente per capire che Catania è fatta di baristi come di professionisti, e che non tutti i baristi sono uguali, come non lo sono i professionisti (c’è da chiedersi tuttavia per quale motivo non vengano mai intervistati i professori della nostra stimabile università, o come mai non compaiano mai le testimonianze di uomini di cultura e intellettuali, che non sono certo pochi, vi assicuro, e che soprattutto non pensano minimamente di andarsene da qui, né hanno o alimentano paura. Parimenti ci si potrebbe chiedere perché gli intervistati siano solo persone incapaci di esprimersi in italiano, quando invece tanti baristi catanesi parlano l’italiano in modo corretto, a volte più corretto dell’italiano che ho sentito parlare a professionisti milanesi). Per quanto riguarda il tasso d’illegalità, vorrei solo chiarire un punticino che ai più sfugge miseramente: come ogni città, anche Catania ha i suoi quartieri bui su cui discutere non ha senso. Ma quegli stessi quartieri io li ho visti a Milano, li ho decisamente beccati a Bologna, per non parlare della Capitale. Se poi, per ragioni statistiche, di Catania viene considerato lo standard del quartiere malandato, è ovvio che si produce un’immagine distorta della città. Inoltre il giornalista parla di podio per l’illegalità ma non chiarisce a quali dati statistici fa riferimento, e quindi altro non fa che alimentare stupidamente la stupida discriminazione ai danni della Sicilia (gioco di parole più che voluto!).

     

    La Procura a luglio ha spedito 40 avvisi di garanzia. Come si vive in una città sull'orlo della bancarotta? Mute di cani randagi scodinzolano la sera per via Umberto, di fronte alla storica villa dedicata al Bellini, chiusa da aprile. Tornare a casa dopo il cinema mette paura. Nella vicina via Pacini, dove abita il governatore Raffaele Lombardo, non ci sono cassonetti per depositare la spazzatura e i sacchetti di plastica si ammucchiano come piramidi davanti ai portoni, e spesso prima dei netturbini arrivano i bastardini a squarciarne i resti. Non a caso: gli spazzini percepiscono gli stipendi a singhiozzo e rovesciano la loro rabbia svuotando periodicamente i contenitori davanti al municipio. Da settembre incerti gli stipendi dei dipendenti comunali. Le scuole rischiano lo sfratto. A San Cristoforo, ventre popolare, dove la "dispersione" sfiora il 20 per cento, le suore Orsoline sono stufe di aspettare i 150 mila euro di affitti arretrati promessi più volte per la media Doria: lo sfratto, rinviato più volte, sembra imminente.
    Novecento milioni di debiti ha il Comune, 16 milioni li deve alla società che gestisce l'illuminazione pubblica, e tratti del centro storico sono al buio, da mesi. In via dei Corridoni, di fronte alla casa del "viceré" Lombardo, l'illuminazione è data dalle insegne dello storico cinema Odeon. I fornitori sono inferociti: aspettano 140 milioni. Le cooperative sociali non pagano gli stipendi da mesi. Perfino le edicole non forniscono più i giornali. Le librerie non accettano i buoni libri. Senza benzina i vigili. Uno scooterista alle 8 del mattino sfreccia per piazza Duomo, è senza casco (a Catania s'usa così), il vigile lo chiama, pensi che gli faccia la multa, invece discutono di una faccenda privata, poi il motociclista si congeda impunito: "Salutammu".

     

    Continuo a non esprimermi sul deficit comunale, ma questa seconda parte dell’articolo rasenta il ridicolo. Mute di cani randagi su via Umberto??? A parte il fatto che ho visto cani randagi in ogni città in cui sono stata (a Bologna addirittura l’emergenza cani è traumatica!!!), inoltre io, che dei cani ho una paura folle, di certo ci penserei due volte prima di girare a piedi in una città che presenta “mute di cani randagi” in una delle vie principali del centro. Io cammino per Catania da sei anni, e per quanto a volte mi sia capitato di imbattermi in un cane randagio, mai ho visto “mute di cani” per le strade. Per quanto riguarda la spazzatura che mortifica l’abitazione di Lombardo, è bene ricordare che via Pacini è la via del mercato cittadino e quotidiano: è naturale che la sera ci sia della sporcizia. Come mai questo giornalista dimentica di specificare un particolare così importante? O devo supporre che a Milano, come a Roma, i mercati cittadini lascino le strade splendenti???? Beh, per Milano ho poco da supporre, c’ho vissuto e i mercati li frequentavo a sufficienza. Tutta la zona del mercato vicino Lambrate (Milano) si riempie di rifiuti fino a diventare disgustosa nelle ore di punta, e io lo so bene perché per un certo periodo ho abitato da quelle parti. Per quanto riguarda la paura di tornare a casa dal cinema, posso solo ridere di cuore. Io esco tranquillamente la sera e a volte rincaso tardissimo. Esco e vivo con altre ragazze e per la maggior parte delle volte mi muovo a piedi anche la sera. Mai avuto paura!!! E soprattutto mai ho subìto alcunché!!! Anzi - scusate se lo sottolineo, ma credo sia doveroso – l’unica volta in cui ho avuto paura a girare a piedi in tarda sera è stato a Milano e per colpa, pensate un po’, della polizia. Mi piacerebbe proprio sapere se sto giornalista a Catania c’è stato davvero, visto che è più che scontato che lui non viva qui, date le stronzate scritte in quest’articolo! Per quanto riguarda l’illuminazione del centro cittadino, e pur continuando ad astenermi sulla questione economica, allegherò al mio esposto un video panoramico, girato da me personalmente, sulle strade di Catania durante le ore serali. Trovo davvero disgustoso distorcere in questo modo la realtà solo per avvalorare una tesi politica, che tra l’altro potrei anche condividere! Assurdo che si pubblichi su un quotidiano nazionale la stronzata delle edicole che non forniscono i giornali (io lo compro ogni mattina, e come me mezza Catania, nella massima tranquillità), assurdo che si scriva di librerie che non accettano buoni libri dagli studenti, quando invece persino gli studenti universitari sono beneficiari di buoni (che per la scuola accademica si traducono nello sconto del 27 a testo, senza considerare i comodati per la prima fascia). Naturalmente davanti ai portoni non c’è alcuna piramide d’immondizia. L’immondizia, com’è giusto che sia, si accumula nei cassonetti, che vengono regolarmente svuotati in tarda sera. Se poi il giornalista suddetto è venuto a Catania giustappunto tra l’8 e il 10 Agosto dell’anno corrente, è possibile che abbia trovato spazzatura, perché i netturbini erano in sciopero!!! Ma anche questo particolare viene abilmente omesso! Del tutto fuori luogo è poi la citazione dello scooterista, come l’osservazione secondo cui a Catania si userebbe girare in moto senza casco, salvi da multe. A Catania, come in ogni altra città, la maggior parte delle persone girano in moto col casco, e coloro che non lo fanno rischiano multa e sequestro. Non sono un’ipocrita, per cui confermo che qui le infrazioni al codice sono più frequenti di altre parti (del resto la guida catanese, come la napoletana, è abbastanza rinomata), ma ciò non significa che qui siamo nella giungla, dove ciascuno fa ciò che vuole e la spunta da illeso. Mia sorella ad esempio l’anno scorso ha preso 5 multe per parcheggio in sosta vietata e una rimozione, ed è stata beffeggiata dai miei amici che la ringraziavano di mantenere il comune catanese! (Ma stando all’articolo non è stato sufficiente, ahahah!!! Consentitemi un po’ di ironia, oggi che sono incazzata come una bestia!).Esprimo poi la mia assoluta indignazione per il saluto attribuito allo scooterista, saluto (salutammu) che io non ho mai sentito dire neanche in pescheria. Ma forse il signor giornalista lo ha ascoltato in luoghi che io non frequento, o in qualche paesino di montagna, e poi lo ha adattato ad un anonimo, e potenzialmente inventato, scooterista catanese.

    Detto questo, sottolineo che, se non ci fossero state le esagerazioni che ho riportato, questo articolo avrebbe anche potuto essere interessante. Io sono anti-Scapagnini, anti-Lombardo, e fermamente consapevole dei limiti di Catania come della Sicilia tutta. Non sono informata nel dettaglio del buco nero che l’articolo denuncia, ma so che l’amministrazione locale e regionale ha mangiato tanti di quei finanziamenti da averci causato problemi a catena di difficile soluzione e tuttora in corso. Ma non posso accettare che questa legittima denuncia politica si trasformi in una criminale invenzione mediatica!!!! Per questo motivo, lunedì ho intenzione di muovermi legalmente contro il quotidiano, contattando chi di dovere per effettuare l’esposto! Vi terrò informati…

    August 09

    RIENTRO ALL'ITALIANA

     

    Come avrete notato, sono mancata per una decina di giorni. Mi trovavo in territorio scandinavo, tra Copenhagen e Stockholm. Non voglio soffermarmi sulla sorprendente civiltà umana che abita quelle distese di verde – mi ripropongo piuttosto di tornarci più in là, semmai –, intendo invece presentarvi il mio paese, quello del rientro, quello del caffè espresso e della pizza, quello che all’estero riesce a sviluppare nostalgia persino in me. Mi trovavo in aereo per Roma da Copenhagen e, come di consueto, sulla vettura mi è stato dato il quotidiano La Repubblica. In prima pagina un articolo ha subito catturato la mia attenzione: una donna a Roma, con in grembo un feto idrocefalo certo morituro, aspetta da giorni l’applicazione dell’ordinanza di immediato aborto terapeutico, ma nessun medico la opera perché in loco si trovano solo obiettori. Accanto a me, nella medesima vettura, viaggiava un’anziana signora gelese che, dopo aver sbirciato l’articolo, mi dice: “fortuna che ci pensano gli obiettori a fermare l’abuso d’aborto nel nostro paese”. A quel punto ho capito di essere ormai sulla via del ritorno in Italia.

    1)     La deduzione della vecchietta è illogica e demente visto che una donna malata, che porta in grembo un feto talmente malato da nascere sicuramente morto, non può abortire perché negli ospedali ci sono solo obiettori. Ergo nell'articolo non si sottolinea che in Italia c’è abuso d’aborto, ma semmai che ci sono donne che soffrono perché non possono usufruirne neanche per scopi terapeutici. 

    2)     In gran parte dei paesi europei l’aborto è consentito con procedure ben più snelle della nostra. Ergo se ho i soldi vado ad abortire altrove, che ne so magari nella stessa Scandinavia, mentre se soldi non ne ho mi ammalo e magari crepo… Quindi gli obiettori non salvano l’Italia, semplicemente stabiliscono che il denaro debba essere l’unica linea di demarcazione tra chi abortisce e chi no. Senza considerare poi gli interventi clandestini, ma quelli attengono alla criminalità, se invece faccio un viaggetto e vado in Spagna rimango nel giuridicamente consentito!

    3)     Gli obiettori del caso specifico sono degli imbecilli in senso molto stretto, giacché, per impedire l’aborto di un feto definitivamente e naturalmente compromesso fino al punto di nascere morto, espongono a gravi pericoli chi la vita ce l’ha e continuerà ad averla.

     

    Detto questo vi lascio all’articolo de La Repubblica.

    Prima di congedarmi, vorrei ringraziare gli splendidi lavoratori al servizio bagagli di Fiumicino per aver smarrito la valigia di mia sorella, e i netturbini di Catania per aver lasciato nella sporcizia più indicibile il nostro aeroporto esponendolo alle aspre critiche comprensibili dei turisti.

     

    L’ARTICOLO

     

    L'intervento terapeutico negato a una paziente ricoverata al San Camillo di Roma

    L'unico anestesista non in ferie è obiettore e si è rifiutato di operare

    E' estate, vietato abortire

    donna rimane in corsia

    La diagnosi prenatale parla di "feto idrocefalo e displasia renale bilaterale"

    di LAURA SERLONI

     

    ROMA - Tutti in ferie gli anestesisti non obiettori del centro per le Interruzioni volontarie di gravidanza dell'ospedale San Camillo-Forlanini. E una donna resta bloccata quattro lunghi giorni in astanteria, aspettando l'aborto terapeutico. Dolori lancinanti e stress, ma nessuno interviene. Tutto rimandato a lunedì. Nella speranza che, nel pieno della settimana ferragostana, si trovi un medico non obiettore disponibile a infilarsi il camice.

     

    La diagnosi, stilata da un centro di Verona specializzato in analisi prenatale, è chiara. Parla di "feto idrocefalo e displasia renale bilaterale". In altre parole il cervello del piccolo sarebbe pieno di liquido amniotico e proprio per la malformazione ai reni non riuscirebbe a respirare fuori dal grembo materno. La patologia è stata riscontrata solo al quinto mese di gravidanza. E l'unica soluzione prospetta dai sanitari è l'aborto terapeutico, ma i tempi sono strettissimi. Per la legge 194, l'interruzione di gravidanza non può essere eseguita oltre la ventiduesima settimana. Restano quattordici giorni, durante i quali bisogna riuscire a trovare un centro per l'intervento.

     

    L'ospedale più vicino per la donna è quello di Borgo Roma nel veronese. "Nonostante i numerosi referti che indicano la gravissima patologia - racconta il marito - volevano far fare a mia moglie altri accertamenti e protrarre i tempi. Ma le condizioni erano così critiche che rimandare ulteriormente l'intervento mi sembrava una follia. Così ci hanno consigliato di venire al San Camillo, ma qui la nostra via crucis continua".

     

    La paziente martedì arriva a Roma. Non ci sono stanze. O meglio, nel reparto di Ostetricia è disponibile un solo letto per l'interruzione volontaria di gravidanza. Per la carenza di infermieri non c'è posto nel padiglione di Ginecologia. Il giorno dopo la trentenne viene ricoverata con urgenza. Passano le ore. Niente. Le vengono somministrati farmaci per indurre il parto, ma l'utero non si allarga. Nel sangue è alta la concentrazione di medicinali. La pressione arteriosa è flebile. Per i sanitari, l'unica soluzione è l'intervento chirurgico. Occorre l'epidurale per garantire l'effetto sedante. Ma nell'ospedale non si trovano anestesisti, sono in vacanza e sul piano delle presenze la scritta "in ferie" corre sui vari nomi.

     

    L'unico di turno, obiettore di coscienza, si rifiuta di procedere. Quindi, l'operazione è rinviata. A quando non si sa. Gli spasmi sono lancinanti. Gli antidolorifici fanno effetto, ma la donna è costretta a restare sdraiata, immobile nel letto, ancora per giorni. Il fine settimana è off limits. Si ferma anche la somministrazione di farmaci per indurre il parto perché il sangue si depuri. "Se ne riparlerà lunedì", tagliano corto i medici.

     

    "Non mi hanno dato nessuna certezza - si sfoga la paziente - e la cosa assurda è che sono in balia del caso e delle vacanze dei sanitari. Finora mi sono solo sentita ripetere "si vedrà". Non mi hanno dato dei tempi certi e il termine per eseguire l'aborto scade giovedì, poi sarò costretta a tenere il bambino fino al nono mese, ma nascerà comunque morto. Se volessi cambiare ospedale dovrei ricominciare tutto daccapo: altri accertamenti, nuove visite, ancora impegnative e ulteriori affanni. Così molte donne sono costrette ad andare all'estero, dove tutto sembra più semplice". Insomma, gli stessi problemi sono rimandati all'inizio della settimana prossima, sperando che allora scendano in campo anestesisti non obiettori. Altrimenti bisognerà aspettare ancora.

    July 21

    La pena dell'occhiale

    Una conversazione salvifica. Grazie.
     

    G. :  Perché così triste?

    P. :  Mi chiedo – senza troppa retorica – perché non mi è dato prendere in prestito altri occhi per verificare che ciò ch’io vedo, e altri non vedono, esiste davvero. Chi mi assicura che i miei occhi non siano difettosi?

    G. :  Ancora non l’hai capito? Tu stai scontando la pena dell’occhiale!

    P. :  Jà, sono seria! Perché ogni volta che parlo seriamente devi ridicolizzare ciò che dico?

    G. :  Non sto ridicolizzando, te lo dimostro. Tu hai ricevuto un dono, sei nata con occhiali potenti che ti consentono di vedere più precisamente di quanto permetta l’occhio umano. Come sai, nessuno dà niente per niente, anche i doni si pagano. Il prezzo di quell’occhiale è l’alienazione dei tuoi occhi, costretti a vedere senza poter condividere ciò che vedono. Quando un occhio vede ciò che altri occhi non vedono, quella cosa vista corre il rischio di smettere di esistere. È questa l’origine dei tuoi mali.

    P. :  Fosse così semplice, restituirei subito gli occhiali al mittente!

    G.:  Non puoi farlo! Devi solo imparare a conviverci. Puoi nasconderli e ignorarli, o usarli pagandone il fio.

    P. :  Tu però vedi ciò che vedo io, tu mi capisci! Anche tu allora hai gli stessi occhiali? Anche altri hanno i miei occhiali? Potrei cercare tutti quelli che hanno gli occhiali e condividere con loro!

    G. :  Puoi farlo, ma stai attenta! Io non ho occhiali, io vedo attraverso i tuoi. Ci sono persone che quando ti guardano riconoscono ai tuoi occhi l’occhiale magico e accettano di guardarci attraverso. Ma questo implica stima e fiducia. Non tutti quelli che accettano di guardare con te hanno degli occhiali, molti usano i tuoi. E quelle sono le persone che ti vogliono bene.

    P. :  Secondo te sono una stronza perché penso che il mondo sia pieno di imbecilli?

    G. :  No, stronza non direi! E poi non sei mica l’unica! Forse sei l’unica a dirlo, ma sai quante volte a me capita di parlare con persone che reputo idiote? Dovresti solo imparare a tenerlo per te, anche perché, mancando loro di occhiali, non vedrebbero comunque la loro idiozia.

    P. :  Ma se lo tengo per me, se non tento di far riflettere gli imbecilli sulla loro stessa imbecillità, non mi rendo un po’ complice della loro idiozia?

    G. :  Può darsi, ma solo chi vede i tuoi occhiali magici può usarli per guardarci attraverso. La maggior parte delle persone con cui ti scontri i tuoi occhiali non li vede neanche. Per loro non puoi fare niente! Puoi fare però qualcosa per te, puoi fumarci su una sigaretta e dimenticartene un minuto dopo.

    P. :  Ma se quelle persone idiote non vedono i miei occhiali è perché ritengono di averli per sé gli occhiali magici. E chi mi dice allora che non siano loro a vedere e non io?

    G. :  Dimmi una cosa, se qualcuno ti dice d’aver letto un libro che conosci bene, tu sei in grado di capire se l’ha letto davvero?

    P. :  Certo, se approfondisco e ne parlo nel dettaglio, solo chi lo ha letto può seguirmi.

    G. : Esatto. E se quelle stesse persone si trovano a discutere con altre che quel libro non l’hanno mai letto, verrebbero scoperte?

    P. :  Probabilmente no!

    G. :  Sta qui il segreto. C’è un momento in cui ogni simulazione fallisce: è il momento dell’argomentazione. Sei troppo intelligente per farti fregare dai numeri, ricordati che gli occhiali magici sono rari, per cui è ovvio che siano in pochi a riconoscerli.

    P. :  Ma tu parli così perché sei mio amico!

    G. :  Si, ma tu parli così perché rifletti, e questo smonta decisamente le fondamenta del tuo dubbio!

    P. :  Porca miseria, ma come fai? Credo proprio che ci fumerò su una sigaretta e andrò a dormire, serena…

    G. :  Ehehe hai detto inizialmente che volevi vedere con altri occhi per verificare il corretto funzionamento dei tuoi, così ti ho dato i miei. Mi verrebbe da chiederti come ti vedi coi miei occhi, ma la risposta già la so, non per niente sono i miei. Ehehe

    P. :  Tu sei pazzo! Però grazie, buonanotte.

    G. :  Buonanotte!